“Contro il Covid digiuno e preghiera”. A Borgotrebbia invocazione a San Michele

15 Agosto 2021

Una giornata di preghiera e di digiuno come armi per sconfiggere il demonio, autore della pandemia che divide la gente. La indice don Pietro Cesena, parroco di Borgotrebbia, che dà appuntamento a chi c’è la mattina semi deserta della vigilia di Ferragosto. Si presentano poco più di una dozzina di persone, in gran parte giovani. Distanziate e con la mascherina nella chiesa dove lo scorso anno divampò la protesta del parroco contro il divieto di celebrare la messa aperta al pubblico. E contro la multa che ne seguì che poi venne regolarmente pagata.

Prima il rosario, poi la preghiera di esorcismo a San Michele Arcangelo scritta da papa Leone XIII. Un’orazione recuperata proprio da papa Francesco nel 2018 che aveva chiesto di recitarla quotidianamente per tutto il mese di ottobre. Allora era la risposta allo scandalo sessuale in Vaticano, originato dal demonio, si disse. Oggi alle forze oscure si imputano il Covid e tutte le sue conseguenze nefaste. I fedeli di Borgotrebbia le possono leggere nella locandina che la parrocchia dei Santi Angeli Custodi, guidata appunto da don Cesena, ha fatto stampare per l’occasione e che è affissa alla facciata della chiesa. Ci si domanda che cosa un cristiano possa fare di fronte “al flagello di questa pandemia suscitata dal demonio”. Gli effetti a cui la società, anche piacentina, sta assistendo sono drammatici.

“La nostra gente è stanca” viene osservato. Si parla di “confusione”, di “ingiustizia” e di “incostituzionalità dei provvedimenti governativi”, del “«tentativo di divisione tra gli uomini”, della “violenza inaudita di una vaccinazione sperimentale che si vuole scatenare sui bambini …”.

Parole forti che don Cesena stavolta non pronuncia mai ma che affida, appunto, allo scritto. Contro tutto ciò il cristiano non può che rispondere con le uniche armi che ha: “Il digiuno e la preghiera”. Ecco perché al termine dell’antica orazione di Leone XIII (risale al 1884) espone al pubblico, sull’altare, l’ostensorio contenente l’ostia consacrata. Vi si inginocchia innanzi, imitato dai fedeli, per l’adorazione. In un silenzio rotto solo dal frullare del ventilatore e dal frinire delle cicale che giunge dai finestroni e dal portale aperti. Segue la benedizione eucaristica con i pochi che sono rimasti. Si esce. Qualcuno si asciuga le lacrime. Lunedì tocca a un altro santo, San Rocco, protettore dei contagiati. Bisogna crederci.

© Copyright 2021 Editoriale Libertà