Piacentino intossicato dalla pianta delle “streghe”. Salvato all’ospedale

02 Novembre 2021

Antonio Agosti, responsabile Tossicologia

 

Il nome potrebbe ingannare, così come l’aspetto: bella e con fiori delicati. In realtà la Belladonna è una delle piante medicinali da usare con molta cautela date le sue proprietà altamente tossiche. Secondo la tradizione, grazie alla presenza di allucinogeni, la belladonna era considerata addirittura un ingrediente irrinunciabile nella preparazione degli unguenti e nelle pratiche di stregoneria ed era spesso associata a riti satanici. I suoi effetti hanno colpito anche un 32enne giardiniere che è finito all’ospedale a causa di questa pianta. Il giovane è arrivato in Pronto soccorso nell’ottobre scorso con alterazioni della vista persistenti. A spiegare il caso al 20esimo congresso nazionale di Tossicologia, che si è svolto nei giorni scorsi a Bologna è stato Antonio Agosti, medico di Pronto soccorso e responsabile aziendale di Tossicologia clinica d’urgenza, che ha portato all’evento due interessanti abstract. Con la collega Silvia Bricchi e gli infermieri Francesca Rovati, Mara Vancea, Davide Ponzi e Francesco Mariani, ha riassunto un caso si intossicazione acuta da “Atropa belladonna”, che ha interessato il giardiniere. L’equipe guidata da Agosti ha contattato il Centro antiveleno di Pavia che ha confermato la reversibilità del sintomo.
L’altro lavoro portato all’attenzione del congresso nazionale è stato invece svolto in collaborazione con la Farmacia ospedaliera (Caterina Fiazza, Mauro Luisetto, Alessandra Ferraiuolo, Francesca Carini e Maria Cristina Granelli) e racconta il caso di un intossicato da botulismo e della difficoltà a fare diagnosi nonché a reperire l’antidoto.

“Ogni anno in Italia – spiega Agosti – si contano tra i 20 e 30 nuovi casi. Spossatezza, disturbi gastrointestinali, difficoltà a deglutire, disturbi oculari fino ad arrivare a paralisi: sono questi i sintomi di una patologia rara, a volte letale, che spesso vengono associati ad altre malattie di natura neurologica o infettiva, risultando di difficile diagnosi”. Responsabile del botulismo alimentare è una tossina prodotta dal batterio Clostridium botulim. Il dottor Agosti ha portato il case report di un giovane 31 enne arrivato in Pronto soccorso a dicembre 2020. Dopo la diagnosi, sentito il Centro antiveleni di Pavia, è scattata la corsa all’antidoto da parte della farmacia ospedaliera. Il caso si è poi risolto con la dimissione, dopo un ricovero non brevissimo, complicato dalla positività al virus Covid.

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