Allarme ozono, Piacenza è la peggiore in regione con 48 sforamenti

21 Luglio 2022

Non solo caldo africano: in questo periodo è allarme ozono in Emilia Romagna, con la centralina di Parco Montecucco (Piacenza) in testa alla classifica per numero di sforamenti, ben 48.

Il punto sulla pessima qualità dell’aria nel nostro territorio è stato tracciato da Legambiente Emilia Romagna: “Le città della regione – si legge in una nota – non sono solo attanagliate dal caldo anomalo, ma sono messe a rischio da una minaccia invisibile: l’ozono troposferico. Questo inquinante secondario può arrecare gravi danni alla salute, effetti irritativi alle mucose oculari e alle prime vie aeree, tosse, fenomeni broncostruttivi e alterazione della funzionalità respiratoria. Ad oggi ben 23 delle 34 centraline Arpae presenti sul territorio hanno superato la soglia consentita per legge degli sforamenti annuali di ozono troposferico, fissato con valore obiettivo a 120 microgrammi per metro cubo sulla media mobile delle 8 ore, in un quadro che tinge di rosso tutte le province in regione”.

Di seguito la tabella con i dati relativi all’ozono, aggiornata al 20 luglio 2022 rappresentativa delle centraline con maggiori sforamenti in ogni provincia (dati Arpae).

“L’alternanza tra esposizione alle polveri sottili in inverno e all’ozono in estate – prosegue Legambiente – crea un quadro insostenibile per la vita dei cittadini, particolarmente nei luoghi dove si concentrano le emissioni, come le città. Il quadro che si delinea non può essere preso sottogamba e deve dettare la linea per l’agire politico – commenta l’associazione -, l’ozono troposferico è il sintomo di un sistema ancora troppo dipendente dall’uso dei combustibili fossili, a partire dal sistema trasportistico fondato sulla mobilità individuale in automobile e sul trasporto merci su gomma. Sebbene l’elettrificazione sia un processo fondamentale per mitigare i gravi danni alla salute provocati da questo inquinante, quello che serve è una vera e propria trasformazione culturale che ci accompagni verso l’uscita del mezzo privato tout court. A questa si deve affiancare un intervento politico coerente che fornisca gli strumenti conoscitivi ed economici per concretizzare la transizione ecologica”, conclude.

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