“Lo Statuto della Ricci Oddi discrimina ancora le donne. Solo eredi maschi”

07 Settembre 2022

Nel giorno dell’anniversario del ritrovamento del corpo senza vita di Elisa Pomarelli, vittima di femminicidio, i consiglieri comunali Stefano Cugini e Luigi Rabuffi di ApP presentano una mozione e una risoluzione, in vista del consiglio comunale del 12 settembre, per chiedere massima attenzione alle tematiche di genere.

“I modelli culturali diseducativi si mettono in discussione a partire dal linguaggio”, dicono. “Per questo contestiamo e chiediamo di riformulare le parole usate e l’allucinante principio espresso nella nuova bozza dello statuto della Ricci Oddi. Il testo, incredibilmente esaminato e approvato da Comune e Prefettura, contiene passaggi formali viziati da smaccate discriminazioni. Addirittura non è prevista la nomina di una donna in consiglio di amministrazione, per quanto attiene il posto della famiglia Ricci Oddi, ma viene privilegiata la linea “mascolina” per l’incarico, guardando al primogenito maschio o a quello della famiglia collegata. In assenza di maschi, si cerca comunque un maschio nella famiglia in spregio all’articolo 51 della Costituzione e alla recente Strategia nazionale per la parità di genere 2021/2026″.

Si indignano soprattutto poi perché “oggi ancora non è previsto il femminicidio né come fattispecie autonoma di reato né come aggravante” e dunque chiedono “vengano resi immediati i percorsi di messa in sicurezza precauzionale delle persone offese”.

Ma come?

Ecco le richieste:
• prevedere il femminicidio come fattispecie autonoma di reato o come aggravante;
• procedere d’ufficio con l’immediata comunicazione verbale della notizia di reato da parte della polizia giudiziaria al pubblico ministero;
• prevedere sempre la presenza ausiliaria di un esperto di psicologia durante gli interrogatori e i confronti con la persona sottoposta alle indagini;
• attivare d’ufficio il divieto di comunicare attraverso qualsiasi mezzo con la persona offesa e di avvicinarsi a essa da parte del soggetto interessato alle indagini;
• coinvolgendo i servizi socio assistenziali in percorsi di accompagnamento volti a non lasciare sola la persona offesa nelle more dello sviluppo delle indagini, della loro conclusione e delle disposizioni conseguenti;
• includendo la Polizia locale tra i corpi beneficiari di corsi specifici rivolti al personale in
relazione ai reati connessi alla violenza di genere;
• abrogando l’articolo 51 sull’invarianza finanziaria, “che oggi esclude, in spregio alle vittime, la possibilità di stanziare a favore delle amministrazioni le necessarie risorse professionali ed economiche per la lotta a questa brutale degenerazione socio-culturale”.

“Sono 51 i femminicidi perpetrati in Italia solo nel primo semestre del 2022. Il nostro auspicio è che la risoluzione venga votata prima delle prossime politiche e ottenga l’impegno e il sostegno dei futuri parlamentari piacentini”, concludono Cugini e Rabuffi, che dall’insediamento del consiglio hanno presentato già 39 atti.

© Copyright 2022 Editoriale Libertà