Scuola don Minzoni, rimosse transenne dai genitori: “Cattivo esempio ai figli”

06 Aprile 2024 05:20

Non sono bastate ben due transenne, la seconda collocata proprio mercoledì in aggiunta a quella preesistente. Non è bastata la presenza dell’assessore Mario Dadati a supervisionare fuori dalla scuola. Non è bastata una pattuglia della Polizia locale appositamente allertata in appoggio all’ausiliario del traffico di Auser. No, non sono bastate tutte queste misure per piegare l’inciviltà, in alcuni casi sfociata in maleducazione, di alcuni genitori di scolari della Don Minzoni e indurli al rispetto di una banale ordinanza di divieto di accesso. Proprio mercoledì scorso, 3 aprile, la smania di portare i propri figli in auto fino al cancello d’ingresso della scuola in via Gramsci ha sfiorato l’incredibile. Con scene che se non spiegassero molto di una certa drammaticità dell’educare in questi tempi moderni, sarebbero da cabaret.

L’ARTICOLO DI MARCELLO POLLASTRI SU LIBERTA’

IL COMMENTO DEL DIRETTORE EDITORIALE DI LIBERTA’ GIANLUCA ROCCO

Piacenza, esterno giorno. Primo pomeriggio. Via don Minzoni. Strada sbarrata al traffico da due transenne e da un ausiliario del traffico che vigila perché nessuno passi nella via, sede di una scuola. Il divieto dura solo mezz’ora e la ragione è semplice: sarebbe pericoloso, perché l’uscita contemporanea dei bambini provoca non solo dei problemi di viabilità, ma anche di sicurezza.

Tante macchine e tanti pedoni tutti insieme equivalgono a un pericolo di incidenti molto alto. Non serve un master in gestione del rischio per capirlo. Si ferma un’auto. Scende una donna, sposta una transenna alle spalle dell’ausiliario, risale in macchina e dà il via libera alla coda di automobili che, aggirato il divieto, cominciano a sciamare come formichine affamate di bricioline. Le bricioline, in questo caso, sono i bambini da recuperare e portare al sicuro al formicaio.

La domanda, marzullianamente, sorge però spontanea: per recuperare il proprio figlio serve davvero violare la legge? Davvero parcheggiare l’auto davanti alla scuola per evitare 50 metri a piedi è più importante di insegnare la legalità alla propria prole? Perché non bisogna essere ipocriti, è di questo che si parla: comodità contro giustizia, velocità contro ordine. Una bella sfida per chiunque abbia un figlio ma anche per qualunque persona abbia mai avuto dei compiti da educatore.

Non è solo una questione di “buon esempio”: è proprio una prospettiva di valori in campo da insegnare. E per insegnare, bisognerebbe prima averli appresi, compresi, maturati, se è il caso criticati ma soprattutto messi in pratica. La stessa mamma con che coraggio potrà dire al figlio “rispetta il professore”, “è giusto che tu sia educato”, “le regole vanno rispettate”?

Io me le immagino le chat dei genitori della scuola don Minzoni, ingolfate di messaggi per lamentarsi del traffico, per chiedere che la strada venga aperta, anzi chiusa, anzi un po’ e un po’. Per discutere del fatto che sia obbligatorio “ritirare” il proprio figlio entro una determinata ora, pena la cessione del medesimo a un banco di pegni… D’altronde abbiamo tutti vite frenetiche: il tempo è diventato il nostro oro, la vera unità di misura della nostra ricchezza, il patrimonio intangibile che alimenta la qualità delle nostre vite.

Certo, perdere 5 o 10 minuti per parcheggiare più lontano e andare piedi a prendere la briciolina, per molte persone, è uno scoglio insuperabile, uno spreco inimmaginabile di quella valuta. Perché non guardare la situazione, però, da un’altra prospettiva? Quel tempo che crediamo perso, forse, è guadagnato. Permette di riflettere, di camminare facendo un po’ di moto che non sia la pressione dell’acceleratore con il piedino destro, di consumare meno benzina. Ne guadagna la sostenibilità ambientale, quella sociale perché non infrangiamo le regole e soprattutto quella familiare.

Perché quel piccolo tragitto mano nella mano con il proprio figlio o la propria figlia, cari genitori, è tempo molto più prezioso di quello sottratto alla quotidianità che ci divora. E pazienza se alla domanda “cosa hai fatto a scuola oggi” vi risponderà il più classico “niente”. Anche noi davamo la stessa risposta ai nostri genitori perché tutte le classi, alla fine, sono una piccola succursale del Fight Club: prima regola del Fight Club, non si parla del Fight Club.

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