Castelli in parlamento: “Con la pandemia serve un rilancio della medicina territoriale”

17 Marzo 2021

“I piccoli Comuni, quelli montani e delle aree periferiche sono pronti alla sfida della modernità ma è necessario un cambio di passo, occorrono politiche strutturali per le aree marginali per traguardare il futuro ormai prossimo. In questi anni abbiamo lavorato sulle smart city, oggi dobbiamo puntare sempre più anche sulle smart land”.

E’ quanto auspicato da Massimo Castelli, coordinatore nazionale di Anci Piccoli Comuni e sindaco di Cerignale, durante un’audizione in Commissione parlamentare per le questioni regionali incentrata sull’emergenza sanitaria e l’attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza.

“La pandemia – ha proseguito Castelli – ha fatto emergere la necessità di un’Italia più orizzontale e meno verticale. E’ fondamentale fare investimenti per garantire i servizi anche nelle piccole comunità e, innanzitutto, rafforzare la medicina territoriale. Nei piccoli Comuni c’è una grave mancanza di medici di base: il sistema sanitario nazionale non può reggersi senza certezze in questo senso a livello locale. Va ripensata la sanità di prossimità che deve essere strettamente collegata alle aziende sanitarie locali”.

Castelli ha poi illustrato il lavoro e l’impegno di Anci per contrastare il fenomeno dello spopolamento, avviato ormai anni fa con l”Agenda controesodo’, documento che contiene una serie di proposte, dalla fiscalità di vantaggio al superamento del digital divide, per ripensare lo sviluppo dei territori.

“Oggi circa 3mila Comuni – ha osservato Castelli – hanno perso più del 20% della popolazione, con punte fino all’80% e oltre negli ultimi decenni. La pandemia ha acuito le debolezze del sistema sanitario e del welfare locale dove le aree più marginali del paese sono state inevitabilmente abbandonate senza la garanzia di presidi come scuole e ospedali. Ci vuole una rivoluzione delle politiche con il Pnrr – ha detto ancora il Coordinatore di Anci – perché alle spalle delle grandi città abbiamo un’ovest da riprendere, vere oasi per avviare la transizione ecologica. Non abbiamo bisogno di grandi opere ma di opere essenziali e diffuse per una nuova idea di Paese”.

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