Cop26, tra Milano e Glasgow passa il destino del cambiamento climatico

05 Ottobre 2021

In breve:

  • Si è concluso a Milano il pre-Cop26, l’ultimo appuntamento preparatorio prima del Cop26 di Glasgow, in programma tra il 31 ottobre e il 12 novembre
  • L’obiettivo cardine sarà il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050
  • Greta Thunberg ha rubato la scena criticando l’ipocrisia delle politiche green dei governi

Tra il 30 settembre e il 2 ottobre le delegazioni di circa 50 paesi si sono ritrovate a Milano per preparare il fondamentale meeting Cop26 che si terrà a Glasgow nelle prime due settimane di novembre. Il punto della situazione su ciò che si è deciso, tra obiettivi ambiziosi e il programma consegnato dai giovani di “Youth4climate” ai grandi del pianeta. E sì, anche il “blah blah blah” di Greta Thunberg.

Cos’è stato il pre-Cop26?

È l’evento preparatorio che precede di un mese il Cop26 vero e proprio. Un’occasione di incontro tra politici e delegati delle varie nazioni che parteciperanno all’importante meeting del clima che verrà ospitato da Glasgow durante le prime due settimane di novembre. Il pre-Cop per questa edizione si è svolto al Centro congressi di Milano dal 30 settembre e il 2 ottobre scorso e ha visto la partecipazione di quasi 50 Paesi. Nelle intenzioni degli organizzatori l’evento avrebbe dovuto porre le basi in vista di Glasgow, dove saranno ben 190 i leader mondiali invitati a raggiungere un accordo. Su cosa? Provvedimenti concreti e condivisi per contrastare il cambiamento climatico. Durante uno degli eventi precedenti, il Cop21 di Parigi del 2015, uscirono gli ormai celebri “accordi di Parigi”. L’obiettivo più rilevante allora fu il mantenimento dell’aumento della temperatura media sul pianeta al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto all’era pre-industriale. In Scozia l’asticella verrà alzata ulteriormente (sempre che si trovi un accordo condiviso, ovviamente).

Che traguardi si pone il Cop26 di novembre?

Sul sito ufficiale della conferenza vengono elencate le premesse, sulle quali le delegazioni si troveranno a dover discutere e trovare un accordo. In primis si menziona l’ambizioso traguardo del “global net-zero” entro la metà del secolo. Ovvero la neutralità climatica entro il 2050, una economia mondiale che non emette più anidride carbonica di quanta la biosfera del pianeta ne riesce ad assorbire. Il tutto senza superare l’incremento della temperatura di 1,5 gradi fino ad allora. Tra le strade percorribili vi è lo stop all’utilizzo del carbone, il contrasto alla deforestazione, il passaggio alla mobilità elettrica e l’agevolazione degli investimenti nelle rinnovabili. Al secondo punto si menziona la protezione degli ecosistemi, al terzo la mobilitazione di almeno 100 miliardi di dollari ogni anno destinati alla finanza amica dell’ambiente (in altre parole indirizzare e guidare gli investimenti finanziari in voci che non incrementano l’inquinamento). Al quarto punto, non per importanza, l’effettiva applicazione delle regole dettate dagli accordi di Parigi.

Tutto il necessario, purché non sia un “blah blah blah”

Nella cornice della pre-Cop26 si è anche tenuto l’incontro dei giovani di “Youth4climate”, ovvero “giovani per il clima”. Ben 400 tra i 15 e i 29 anni si sono incontrati alla pre-Cop26 per la stesura di un documento condiviso da sottoporre alle delegazioni ufficiali dei governi. Tra gli altri, l’intervento di Greta Thunberg è diventato virale.

La giovane attivista ha infatti accusato i politici di nascondersi dietro a sigle e annunci, limitandosi ad un “blah blah blah”, onomatopea che starebbe ad indicare una sorta di sterile fiume di parole da parte dei governi non suffragato da azioni e fatti reali. “Le nostre speranze e i nostri sogni sono annegati nelle loro parole vuote e promesse” e “Ovviamente vogliamo avere un dialogo costruttivo ma adesso abbiamo alle spalle trent’anni di blah blah blah”. Insomma un invito all’azione, divenuto improcrastinabile.

Il documento consegnato dai “giovani” ai “grandi”

I giovani si sono divisi in quattro gruppi di lavoro che al termine del dibattito hanno prodotto un documento da sottoporre ai politici coinvolti nelle negoziazioni. In primis viene chiesto alle istituzioni di coinvolgere attivamente i giovani nel processo decisionale. Poi l’obiettivo quantitativo condiviso anche con gli Accordi di Parigi, il mantenimento dell’aumento della temperatura media del pianeta a 1,5 gradi centigradi (in effetti più ambizioso rispetto a quello che gli Stati si sono concessi a Parigi, ovvero 2 gradi centigradi). La transizione però dovrebbe garantire “lavori dignitosi”, assicurando il sostentamento delle comunità vulnerabili. Attenzione anche alla finanza sostenibile con un sistema trasparente e affidabile dalla forte regolamentazione delle emissioni carboniche. Un messaggio anche per i media, con la richiesta di formare giornalisti che riescano a comunicare “l’urgenza e le implicazioni della crisi climatica in maniera trasparente, accessibile semplificando le scoperte scientifiche e facilitando la comprensione delle politiche”. Il documento è comunque liberamente consultabile in versione integrale a questo link.

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