Cosa c’è nel piano del Regno Unito per la neutralità climatica entro il 2050

21 Ottobre 2021

In breve:

  • Stop alla vendita di auto a benzina e diesel dal 2030
  • Addio alle caldaie a gas dal 2035
  • Da 2035 solo energia pulita: principalmente l’eolico ma attenzione al nucleare
  • Un piano che traccia un solco e potrebbe condizionare gli altri Paesi europei

Regno Unito

In vista della Conferenza delle parti sul clima Cop26, il Regno Unito ha presentato il proprio piano per l’azzeramento delle emissioni nette di CO2 da qui al 2050. Un corposo documento da oltre trecento pagine, a dir poco ambizioso, che diventa rilevante anche in prospettiva: la strada tracciata da Londra influenzerà senza dubbio tanti altri Paesi occidentali. Per questo bisogna conoscerne le linee principali, per non esserne colti di sorpresa.

Un investimento da circa 800 miliardi di sterline

Bastano alcune cifre per comprendere la portata del piano che il governo di Boris Johnson ha deciso di mettere in campo. Si parla di circa 800 miliardi di sterline di investimenti pubblici e privati da qui al 2037 per permettere di realizzare l’ambizioso programma di transizione. La transizione ecologica, secondo il piano del Regno unito, genererà 190mila posti di lavoro entro il 2025 e fino a 440mila entro il 2030.

Solo energia pulita entro il 2035

Uno dei cardini della transizione ecologica non può che passare dalla produzione di energia elettrica. Per la precisione, da centrali elettriche che non emettono gas serra. Gli ingredienti proposti dal Regno unito per sostituire il termoelettrico sono essenzialmente due. Da una parte ovviamente le rinnovabili. Londra prevede di installare impianti eolici per un totale di 40 Gigawatt entro il 2030, in mare. Nel documento si parla infatti di “offshore wind”, ovvero enormi pale eoliche che spuntano dalle acque degli oceani. Questo risultato sarebbe raggiunto mobilitando investimenti per 150-270 miliardi di sterline entro il 2037. L’altro ingrediente, ed è questo ad essere particolarmente rilevante anche nei confronti dell’Europa continentale, è un convinto rilancio dell’energia nucleare.

Il nucleare torna protagonista

Certo, nel documento si menzionano investimento per 120 milioni di sterline in un fondo destinato allo sviluppo di tecnologie legate al nucleare, così come alla realizzazione di piccoli reattori. La verità è che il Regno unito, tolte le fonti fossili, dovrà appoggiarsi con forza sulla scissione degli atomi di uranio e plutonio. Nel sommario infatti spunta un “perseguire progetti legati al nucleare sul larga scala”, per far fruttare al meglio gli investimenti e garantirsi impianti di nuova generazione. Sebbene stando agli scenari disegnati dal governo britannico dovrebbe essere l’eolico a sostenere sulle proprie eliche il sostentamento energetico dell’Isola, il nucleare giocherà un ruolo di prim’ordine complementare (e non è da escludere che nei prossimi anni il suo impiego, che garantisce una produzione di energia non condizionata dal meteo).

“Lo scenario 2050-b prevede una minore intensità elettrica, quindi un più contenuto fabbisogno di potenza”

Vietato scaldare le proprie case con caldaie a gas

L’attenzione va anche al riscaldamento degli immobili. Nel programma per il raggiungimento della neutralità climatica, infatti, l’utilizzo di caldaie a gas non è assolutamente contemplato. Entro il 2035 ne verrà anche vietata la vendita. Non potendo però costringere i cittadini a sobbarcarsi interamente del costo di sostituzione del proprio apparecchio con un altro di ultima generazione (e quindi più oneroso), il governo si dice pronto a stanziare 450 milioni di sterline per facilitare la transizione verso nuove caldaie in modo tale da pareggiare il costo rispetto alle attuali.

Per non parlare di benzina e diesel, da bandire dai garage

Entro il 2030 non si vedranno più auto a combustibile fossile in vendita nei concessionari del Regno unito. Un impegno forte, a cui segue l’istituzione di un fondo da 620 milioni di sterline per contributi nell’acquisto di auto elettriche. Questo è un altro elemento di cui tenere conto e che spiega l’impellente necessità di aumentare la capacità di produzione dell’energia elettrica nei prossimi anni. Ammonterebbe inoltre a oltre due miliardi di sterline la somma che verrà stanziata per potenziare l’infrastruttura elettrica.

Una presentazione per “dare l’esempio” e rilanciare le trattative

È innegabile che nella lunga e articolata presentazione del Regno unito vi sia una componente legata al ruolo di Paese organizzatore della Cop26. “Abbiamo mostrato al mondo che la sostenibilità e la crescita vanno a braccetto, e a seguito di questo risultato altri Paesi ci stanno seguendo nei target di emissioni nette a zero”, si legge nell’introduzione al rapporto. Una sorta di tentativo di rilanciare trattative che a meno di due settimane dall’inizio dei lavori lasciano trasparire pessimismo persino dalla Corona inglese di Elisabetta II.

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