Cop26, oltre 500 delegati starebbero ostacolando l’accordo finale

09 Novembre 2021

In breve:

  • Oltre 500 delegati di Cop26 appartengono al mondo dei combustibili fossili
  • Greta Thunberg ha già parlato di “fallimento”
  • I Paesi africani vogliono un fondo da 500 miliardi di dollari per la transizione
  • Obama ruba la scena (ma si dimentica delle promesse non mantenute 12 anni fa)

Cop26 è entrata nella volata finale, nella quale le lunghe trattative dovrebbero – nel migliore dei casi – portare ad una conclusione concreta per contrastare il cambiamento climatico. Le ultime giornate hanno lasciato alcune immagini e notizie particolarmente interessanti, che vale la pena passare in rassegna.

Oltre 500 persone con interessi opposti alla COP

Ha fatto discutere una indagine della Ong Global Witness riguardo la composizione delle delegazioni a Cop26. Stando alla loro analisi sulla lista dei diplomatici partecipanti alla conferenza, ben 503 persone sarebbero legati agli interessi dell’universo dei combustibili fossili. In altre parole oltre 500 persone starebbero remando contro un accordo in favore della transizione ecologica. Un elemento non da poco viste le già complicate divergenze che da oltre una settimana (e mesi in via preliminare) i vari Paesi stanno cercando di limare. In totale a Glasgow sarebbero presenti circa 40mila persone chiamate a portare avanti le trattative e il Brasile si è presentato in Scozia con il gruppo più folto: 479 delegati. Ora, anche questo gruppo è di dimensione inferiore rispetto ai nominativi registrati a Cop26 con interessi legati ai combustibili fossili. L’elemento che dovrebbe far riflettere, prendendo per buona l’analisi di Global Witness, è che questi portatori di interesse si troverebbero in 27 differenti delegazioni e che oltre 100 compagnie legate ai combustibili fossili sarebbero rappresentate in assemblea.

Per Greta Thunberg la Cop26 è già un fallimento

Nel fine settimana Greta Thunberg ha già espresso la propria opinione sull’andamento della Conferenza: “Non è un segreto che Cop26 sia un fallimento, è ovvio che non possiamo risolvere la crisi con gli stessi metodi che la crisi l’hanno creata”. Il discorso è stato pronunciato in concomitanza con il corteo che ha visto migliaia di giovani marciare con cartelli e striscioni in favore della sostenibilità e contro il cambiamento climatico. “La Cop è diventata un evento di pubbliche relazioni, dove i leader pronunciano bellissimi discorsi e annunciano impegni e obiettivi, mentre dietro le quinte i governi si rifiutano di prendere qualsivoglia azione drastica”. Insomma Cop26 non si è ancora conclusa (lo sarà il 12 novembre) ma una delle attiviste di punta ne ha già dichiarato il fallimento.

Gli Stati africani puntano ad un maxi-fondo da 700 miliardi

Stando alle ricostruzioni, gli Stati africani starebbero spingendo per la realizzazione di un maxi-fondo da 700 miliardi di dollari per la transizione ecologica. Un traguardo decisamente ambizioso che richiederebbe uno sforzo notevole da parte delle economie più sviluppate. La tesi dei negoziatori è chiara: i Paesi che inquinano (e hanno inquinato) maggiormente nella storia sono Stati Uniti, Europa (inteso come insieme di Paesi europei), Russia e Cina, perciò sono loro a dover finanziare la transizione ecologica in Paesi meno sviluppati che da soli non se la possono permettere. La cifra complessiva? Circa 700 miliardi di dollari.

L’arringa di Obama (e le promesse non mantenute di 12 anni fa)

Ieri ha tenuto banco l’intervento dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama. In veste di oratore, Obama si è rivolto alla platea di Glasgow attaccando direttamente Vladimir Putin e Xi Jinping per non essersi presentati di persona alle trattative. Focus quindi sui giovani: “Se i più vecchi non ascoltano, devono andarsene […] votate come se la vostra vita dipendesse da questo, perché è così”. Un invito ad esprimere preferenze elettorali verso candidati che si fanno portatori di tematiche pro-clima.

Lo stesso Obama, tuttavia, durante la Cop15 di Copenhagen promise la creazione di un fondo per la transizione energetica da 100 miliardi di dollari entro il 2020. A dodici anni dal suo annuncio questo fondo non ha ancora visto la luce e, di fatto, non la vedrà mai nella forma ideata da Obama.

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