Le trattative sul clima alla Cop26 si stanno arenando

10 Novembre 2021

In breve:

  • Dai resoconti emerge una difficoltà di fondo nelle trattative della Cop26
  • Secondo nuove stime pubblicate ieri nessuno tra i Pasi più sviluppati sarebbe davvero sulla rotta per l’azzeramento delle emissioni nette
  • Mentre a Glasgow si discute di obiettivi a lungo termine, la Francia ricomincerà a costruire reattori nucleari

La cronaca delle giornate della Cop26 si fa sempre più complessa, tanto da svilupparsi su più livelli. Uno riguarda l’effettivo andamento delle trattative (stando alle cronache non positivo in vista delle ultime giornate), l’altro le nuove previsioni riguardo all’impatto delle misure finora intraprese. Se l’Agenzia internazionale dell’energia aveva lasciato trasparire ottimismo, il Carbon action tracker sembra condannare le decisioni. Il terzo livello, ultimo ma non per importanza, è stato l’annuncio di Emmanuel Macron riguardo alla ripresa della costruzione di reattori nucleari sul suolo francese. Nonostante il dialogo sembra che a livello nazionale ciascun governo continui a volersi attrezzare autonomamente.

Le trattative si stanno arenando

Ciò che emerge da tutte le cronache delle testate internazionali riguardo il nono giorno della Cop26 è una reale difficoltà nell’avanzamento delle trattative. Dopo un G20 che non ha dato risposte e un paio di giorni necessari a carburare, sembrava che le intese potessero fornire alcune risposte nel contrasto al cambiamento climatico. Si trattava in ogni caso di accordi tra gruppi di Paesi, che evitavano quindi di trovare un quadro di insieme in vista delle conclusioni finali. Stando a quanto dichiarato da Tracy Carty, capo della delegazione di Oxfam per il clima: “Tutto è ancora in gioco  ma c’è ancora parecchia strada da fare”. A differenza delle prime giornate inoltre da Glasgow non giungono ulteriori progressi nelle trattative, e a far parlare sono le previsioni pessimiste.

Il Carbon action Tracker (CAT) smentisce le stime precedenti

Recentemente l’Agenzia internazionale dell’Energia aveva fornito dati ottimistici riguardo le misure promesse fino ad oggi durante Cop26. Stando alla loro stima infatti il rispetto delle promesse fatte a Glasgow avrebbe permesso di contenere l’aumento della temperatura media sul pianeta a 1,8 gradi centigradi rispetto all’era pre-industriale. È di ieri una notizia decisamente di diverso tono. La fornisce il Climate Action Tracker proprio a margine dell’importante conferenza scozzese. Le notizia in questo caso non sono affatto buone.

Stando a queste nuove stime, nel caso in cui dovessero essere rispettati i piani nazionali per la riduzione delle emissioni di gas serra, nel 2030 sul pianeta si registrerà un aumento della temperatura pari a 2,4 gradi centigradi. Quasi un grado sopra le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia. Attenzione però: nel caso in cui questi obiettivi dovessero essere mancati, seguendo l’attuale andamento nell’adozione delle misure si potrebbe registrare un aumento pari a 2,7 gradi. Come prevedibile – purtroppo – secondo il CAT la stima più plausibile sarebbe la seconda: “Nessun paese da noi analizzato ha implementato sufficienti politiche nel breve termine per rispettare gli obiettivi dell’azzeramento delle emissioni nette”.

Da Parigi Macron punta tutto sull’energia nucleare

Notizia a margine ma da riportare. Ieri pomeriggio Emmanuel Macron durante un lungo discorso alla nazione incentrato sulla campagna vaccinale (27 minuti) ha parlato anche di energia. L’elemento non è di poco conto, perché il discorso è stato pronunciato proprio nelle ore in cui a Glasgow proseguivano le trattative per Cop26. Ebbene, il presidente della Repubblica Francese ha dichiarato apertamente che la Francia riprenderà a costruire nuovi reattori nucleari: “Per garantire l’indipendenza energetica della Francia e raggiungere i nostri obiettivi, in particolare la neutralità carbonica entro il 2050, per la prima volta in decenni rilanceremo la costruzione di reattori nucleari nel nostro Paese”. In Unione europea si sta giocando una partita chiave su questo fronte. La Commissione europea è chiamata a decidere se inserire o meno l’energia nucleare all’interno della lista delle fonti considerate come “rinnovabili”. Stando alla decisione francese, resa pubblica durante un discorso, pare che la strada sia stata segnata.

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