Paradosso Germania, record di pale eoliche ma centrali tra le più inquinanti d’Europa

12 Gennaio 2022

In assenza di vento la Germania può contare solo su gas e carbone, emettendo oltre quattro volte di più rispetto alla Francia “nucleare” per ogni kilowattora generato, superando persino l’Italia (che ripone nel gas naturale tutte le proprie speranze)

La Germania è una delle nazioni che più in Europa stanno puntando alla transizione energetica, per azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050. Berlino può infatti vantare un numero record di impianti eolici sul proprio territorio e offshore (in mare) e ha deciso di abbandonare in breve tempo il nucleare. Qualcosa però non sta andando per il verso giusto: ogni kilowattora generato emette oltre quattro volte di più rispetto alla Francia e il 15% in più rispetto all’Italia. Ecco perché.

L’energia in Germania è più “inquinante” della media europea

Sebbene il governo tedesco abbia recentemente insistito per spingere la transizione verde nel Paese, la Germania si sta rivelando una delle nazioni a maggiore intensità carbonica del continente. No, non perché è l’economia più grande o perché ha uno dei territori più estesi. Il problema di Berlino è che emette una elevata quantità di anidride carbonica per ogni kilowattora che generano le sue centrali. Nel pomeriggio del 10 gennaio la Germania ha registrato 466 grammi di CO2 per ogni kilowattora generato. Peggio di lei tra le economie maggiori c’erano solo i Paesi bassi (476) e  soprattutto la Polonia, che spicca con i suoi 738 grammi per kilowattora. C’è ovviamente una spiegazione per ciascuna di queste cifre. Anche per quelle dell’Italia, che comunque non brilla con i suoi 437 grammi.

Più il verde è chiaro e più la nazione genera energia elettrica con poche emissioni di gas serra. Spicca il dato francese che si limita a soli 92 grammi di CO2 per kilowattora. Una cifra oltre quattro volte inferiore a quella della Germania e oltre sette volte inferiore a quella della Polonia

La Germania, senza vento, è appesa ai combustibili fossili

Come anticipato, il governo tedesco ha deciso di spegnere tre delle ultime sei centrali nucleari attive sul territorio. Una scelta che porterà nei prossimi anni alla disattivazione anche delle ultime tre, in una ottica di transizione ecologica: la scelta della Germania è infatti quella di aumentare la già elevata produzione di energia elettrica tramite eolico (soprattutto), idroelettrico e solare. Finché però queste ultime fonti non saranno sufficientemente diffuse saranno il carbone e il gas ad alimentare la Germania. Il problema? Se non c’è vento e il cielo è nuvoloso, carbone e gas sono le uniche fonti in grado di produrre energia.

È ciò che è accaduto nel pomeriggio del 10 gennaio, così come in tante altre giornate nelle scorse settimane. La produzione di energia elettrica tramite carbone e gas sfiorava i 41 gigawatt, contro i soli 11,7 GW generati dalle fonti rinnovabili. Guardando al dato polacco si spiega poi perché l’intensità carbonica di Varsavia è  così elevata: la componente di produzione legata al carbone è estremamente preponderante. Il Nord Italia si fa notare per il gas naturale (di gran lunga la fonte su cui la penisola fa più affidamento). Il dato della Francia è invece così “verde” non per le rinnovabili, quanto per la poderosa produzione di energia derivante dalle numerose centrali nucleare: ben 47 GW, che svettano a livello europeo. Le centrali nucleari, si sa, presentano alcune controindicazioni (come la gestione delle scorie radioattive) ma certamente non le emissioni di gas serra. Non ci è infatti alcuna combustione, ma un processo di fissione dell’atomo (scissione che genera grandi quantità di calore).

Il paradosso delle rinnovabili: non si può controllare il meteo

La Germania può vantare una capacità installata di pale eoliche tra le più elevate del continente. Senza vento però solo una minima parte di esse è attiva e quindi non produce energia.

La conseguenza di ciò è doversi appoggiare interamente a fonti inquinanti come gas e carbone, portando la propria intensità carbonica su livelli alti. Un paradosso, visto il grande impegno della Germania per la transizione energetica che, ancora una volta, si conferma un percorso lungo e non privo di ostacoli.

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