Cocktail wine ad cà nossa…

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Vino piacentino e nuove generazioni, la parola d’ordine è ringiovanire. Cioè adeguarsi ai gusti dei consumatori di domani, anche “sparigliando” le carte (e i bicchieri) in tavola. Anche nel Piacentino un numero crescente di cantine va in questa direzione, ad esempio l’Azienda Vitivinicola Badenchini, fondata nel 1999 a Ziano dai fratelli Paolo e Andrea Badenchini, eredi della passione e dell’amore per questo mestiere frutto di una lunga tradizione familiare.
I giovani bevono più cocktail che vino? Nessun problema! I due vigneron valtidonesi, con la complicità dell’esperto barman Fabio Marinoni, hanno studiato come utilizzare la loro eccellente produzione (Barbera, Bonarda, Malvasia, Ortrugo, Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Merlot) per una serie di cocktail a base di vino. Ne sono scaturite 15 proposte che abbracciano un po’ tutti i gusti. Con tanta ironia giacché alcuni sono dedicati a personaggi della Valtidone e ci trovate nomi tipo l’OrtHugo.
I wine cocktail sono da molti anni una realtà consolidata e più recentemente una vera e propria tendenza con “interpreti” super celebrati come lo Spritz, il Bellini, il Rossini, il cocktail Champagne, il Kir (semplice o nella versione Royal), il Watermelon Pepper. E tanti altri.

In definitiva in un cocktail il vino acquisisce una dimensione di ingrediente e in questo modo tra l’altro torna a svolgere quella basica funzione dissetante che aveva un tempo, ad esempio nelle campagne, con quelli che venivano chiamati mezzi-vini, utilizzati per dare ristori ai manovali e ai contadini. Una delle etichette più utilizzate per questo scopo in Emilia era il Lambrusco, diluito con acqua fredda o molto ghiaccio e a volte anche gocce di limone. Ecco dunque che l’idea di utilizzare la nostra produzione enologica per creare cocktail può essere considerata una riscoperta delle radici dissetanti del vino. Ma anche per creare bevande alcoliche sfiziose è molto meno “grevi” dei cocktail a composizione liquorosa. Dalle quindici proposte della Cantina Badenchini abbiamo scelto quella più gradevolmente primaverile e cioè il Bade Royal e per la sua realizzazione ci siamo rivolti a uno dei migliori barman in assoluto del piacentino, Can Pakdamar, che ha affidato la preparazione al giovane allievo Luca Grassi, contitolare del Kantin, in via Garibaldi.

Gli ingredienti del cocktail sono: 2 cl. di Creme de Cassis della Bols; 2 cl. di vodka alla pesca; 1 cl. di Cordial Lime; 10 cl. dello Chardonnay di Badenchini. Tutte le componenti, tranne il vino, vengono versati nel mixing glass, si aggiunge il ghiaccio, si mescola lentamente; si trasferisce il tutto in una flûte o un calice da vino per poi colmare con lo Chardonnay ben freddo e decorare a piacere. Il risultato finale è un cocktail leggero e sfizioso, molto easy, “un po’ in stile Medardo” mi ricorda opportunamente Can con omaggio dovuto al maestro di tante generazioni di barman.
“Vini piacentini nei cocktail? Può essere una buona strada per avvicinare i giovani al consumo del vino – riflette Andrea Borsotti, esperto sommelier dell’Ais – le possibilità sono tante, pensiamo al classico “Spritz”, rimpiazzare il Prosecco con il nostro Ortrugo non può che giovare, avendo il nostro vino una nota meno dolce dell’altro. Poi basta un po’ di fantasia, ad esempio in un cocktail a base di succo di arancia, amaretto di Saronno e Malvasia passita delle Lipari, basta sostituire quest’ultima con il passito della nostra Malvasia di Candia aromatica”.

Nel 2014 a Vinitaly, in un concorso organizzato dall’Enoteca Emilia Romagna dedicato alla trasposizione in cocktail dei vini regionali, saltarono fuori il Malvasia aromatic && gin, il Sangiovese Violet, il Pignoletto spritzer, il Fortana rabesperry, l’ Albana cherry sour e perfino un improbabile Gutturnio Mojito, dove al popolare cocktail realizzato con rum, lime, zucchero di canna e menta tritati veniva aggiunto il vino più rappresentativo del nostro territorio.
Il risultato finale? Non ricordo… o meglio, mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

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