L’Aiglon, Franco e la “macchina del tempo”

Di Giorgio Lambri 08 Luglio 2021

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Bisognerebbe arrivarci solo after midnight all’Aiglon Café. E parcheggiando in via Beverora la DeLorean di Emmett “Doc” Brown e Marty McFly. Perché oltre i vetri a specchio c’è un locale che sembra sospeso nel tempo. E dietro al banco c’è un professionista d’altri tempi come Franco Cattivelli, un barman di impostazione “medardiana”… con o senza smoking. Ha 72 anni, ma ti racconta una vita di chi ne ha vissuti tre volte tanto. A sedici anni inizia a fare il barman sulle navi da crociera che cullano i sogni caraibici dei ricchi americani. Resta a bordo fino al 1988. Anni ruggenti: bella gente, belle donne, grosse mance.
Sbarca a Piacenza alle soglie dei quarant’anni per aprire l’Aiglon, cioè l’aquilotto di bonapartiana memoria che campeggia davanti all’ingresso ma anche dietro al bancone, tenendo il proprietario a precisare che non ha alcun riferimento politico, ma semplicemente gli piaceva. Sembra folle il salto dai mastodontici “hotel a cinque stelle sull’acqua” a un localino su due piani in un angolo di via Beverora.
Ma Franco lo riempie con la cifra stilistica della classe e del buon gusto, caratteristiche che come il coraggio manzoniano, se uno non le ha, non se le può dare. Lunghi capelli bianchi che ricadono sulle tempie, occhiali, giacca e cravatta d’ordinanza, mai una piega. Gesti e parole sempre misurati ed eleganti.
Scordatevi le apericene e i riti grossolani delle mandrie. Non è un locale dove si va per la caciara. All’Aiglon quasi ci si “nasconde”, nelle morbide salette sui due piani, si viene rassicurati e adeguatamente dissetati. “La mia preoccupazione è sempre stata quella di tenere il locale “pulito” – spiega Franco mentre con efficiente tranquillità manda in scena un perfetto Vodka Martini – quindi niente “pescegatti” e casinisti della notte”.
All’Aiglon, come accennavo, si dovrebbe arrivare prefetibilmente nel cuore delle tenebre e in buona compagnia, per un sontuoso bicchiere della staffa. Ma in realtà si parte da aperitivi che abbracciano i migliori champagne e vini bianchi e si arriva fino a una poderosa scelta di distillati post-dinner.
È un locale d’altri tempi, anzi, senza tempo. “Il barman è come un confessore – rivela Franco – deve saper ascoltare i clienti con discrezione, assecondarli, farli star bene”.
Concordo con una vecchia riflessione dell’amico e collega Filippo Merli: uno come Hemingway all’Aiglon avrebbe di certo avuto il suo tavolo. E anche lui avrebbe ascoltato Franco mentre racconta del suo incontro piacentino con il mitico trombettista Chet Baker, magari mandando in scena nel frattempo un perfetto Hemingway Special, leggendario cocktail basato su una variante del Daiquiri, creato dai barman del Floridita, a L’Avana, e dedicato allo scrittore. In definitiva: se vi racccontano che è il cane il miglior amico dell’uomo, non credeteci: è il barman!

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