I panda hanno vinto, anche per la Cina non rischiano più l’estinzione

15 Luglio 2021 05:00

Anche per le autorità cinesi i panda giganti non sono più una specie a rischio di estinzione. Sì, anche, perché l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) aveva rimosso i panda giganti dalla lista rossa delle specie in via di estinzione nel settembre 2016. Da quel momento per la comunità internazionale i panda non sono più “a rischio” ma solo “vulnerabili”. La Cina aveva però contestato questa decisione, ritenendo affrettata la decisione dell’IUCN. Secondo loro infatti il declassamento della classe di rischio per i panda avrebbe portato ad un eccessivo alleggerimento delle misure a difesa della specie con conseguente annullamento degli sforzi introdotti negli ultimi decenni. Per fortuna dei panda giganti non è andata così.

“Un cucciolo di panda con sua madra, ripresi da una telecamera della riserva naturale di Sichuan Anzihe”

Anche la Cina declassa il panda dal rischio estinzione

La notizia è giunta lo scorso fine settimana direttamente dalle dichiarazioni di Cui Shuhong, direttore del Ministero dell’ecologia e dell’ambiente cinese: “Le condizioni di vita delle specie rare e minacciate in Cina hanno visto nel frattempo notevoli miglioramenti grazie all’impegno attivo del Paese nella protezione della biodiversità e nel ripopolamento degli ecosistemi” permettendo di attuare la riclassificazione ad un rischio inferiore, ufficializzando una nuova era nelle politiche a tutela dei panda. Come sottolinea il WWF le autorità cinesi hanno svolto un importante lavoro di ricostruzione e preservazione dell’habitat dei panda giganti, sempre più frammentati e ridotti a causa dello sviluppo urbano e della deforestazione attuata dall’uomo. L’impegno della Cina lo si vede anche nei numeri. Come sottolinea sempre WWF, alla fine del 2019 Pechino aveva 11.800 riserve naturali, tanto ampie da ricoprire il 18% della superficie del Paese, nel tentativo di proteggere vaste aree dai cambiamenti portati dall’uomo (nel 2019 ne hanno inaugurato uno di oltre 27mila chilometri quadrati, il triplo del celebre parco di Yellowstone negli Stati uniti).  Nel corso dell’ultimo secolo le aree residue in cui il panda può vivere si sono ridotte a venti per un territorio complessivo di circa 23mila chilometri quadrati. Insomma il panda forse non sarà più a rischio, ma certamente non sta vivendo il miglior periodo della sua storia.

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Quanti panda sono rimasti?

Nell’ultimo mezzo secolo sono sostanzialmente quattro gli aggiornamenti del censimento dei panda giganti che permettono di comprendere quanto questa specie fosse diretta verso l’estinzione. I panda che erano 2.459 a metà degli anni ’70 scesero ad un preoccupante numero di 1.114 esemplari a metà degli anni ’80. È in quel periodo che cominciarono gli sforzi di associazioni e autorità cinesi per sostenere la riproduzione e la sopravvivenza della specie. Il numero di panda è quindi salito a 1.596 all’inizio del millennio, raggiungendo quota 1.864 nell’ultimo aggiornamento pubblicato, del periodo 2011-2014. Un numero contenuto ma sufficiente a far tirare un sospiro di sollievo.

Perché continuano ad essere una specie vulnerabile?

La riproduzione dei panda è una faccenda assai particolare ed è la causa principale (insieme ai problemi legati all’habitat). Le femmine hanno una brevissima finestra temporale ogni anno entro la quale sono in grado di concepire. E per brevissima si intende un periodo di due o tre giorni. La gestazione dura tra i 90 e i 180 giorni. Un’altra delle particolarità dei panda è che, sebbene possano dare alle luce due piccoli alla volta le madri tendono a curare solo un figlio per gravidanza, lasciando dietro di sé uno dei due cuccioli. Dopo ogni gravidanza è uno solo il figlio che cresce e si sviluppa. Le madri sono inoltre decisamente protettive nei confronti della prole, tanto che i figli stanno a fianco della madre fino ai tre anni di vita prima di prendere la propria strada e abbandonare il “nido”. In vita un panda gigante può riuscire a crescere con successo tra i cinque e gli otto piccoli.

La Cina e la “diplomazia dei panda”

I sovrani e politici cinesi hanno da sempre portato avanti la “diplomazia del panda”, ovvero uno strumento di diplomazia e geopolitica che consiste nel regalare a Stati esteri uno o più panda. Una sorta di dono per aprire al dialogo e diffondere la cultura cinese in tutto il mondo ma anche per celebrare un rinnovato o duraturo legame con uno Stato estero. Una pratica che ha radici profonde e della quale si hanno le prime cronache sin dal settimo secolo dopo Cristo. In quegli anni l’imperatrice cinese Wu Zetian avrebbe infatti donato una coppia di panda al Giappone. Altro episodio celebri è quello del 1941, quando la Cina inviò allo zoo del Bronx (New York) due panda in vista dell’entrata nella Seconda guerra mondiale degli Stati uniti (che sarebbero stati alleati di Pechino nel conflitto sino-giapponese). Come dimenticare poi il dono del 1972 della coppia di cuccioli di panda (di diciotto mesi) al presidente Richard Nixon soli due mesi dopo lo scongelamento dei rapporti tra Usa e Cina alla fine di venticinque anni di isolamento e tensioni.

Per concludere,  cinque curiosità sul mondo dei panda

I panda passano dalle dieci alle sedici ore mangiando principalmente bambù.

I panda sono ancora oggi classificati come carnivori, nonostante da milioni di anni abbiano smesso quasi del tutto di mangiare carne adottando una dieta quasi integralmente basata sul bambù.

I panda, nonostante la mole importante, sono ottimi nuotatori.

I panda giganti sono da sempre celebrati e amati in Cina, tanto che dal 1982 esiste una serie di monete Yuan d’oro raffiguranti proprio questa specie.

In media i panda espletano i loro bisogni fisiologici 40 volte al giorno.

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