Due nuovi luoghi per meditare. Suore di clausura: “Epoca fragile”

25 Aprile 2015

suore di clausura

Preghiera, meditazione, adorazione e lavoro manuale. Una dedizione piena all’Opus Dei. Dalla liturgia al lavoro e viceversa, “in modo naturale” afferma Madre Maria Emmanuel.

Le nostre telecamere sono entrate nel monastero benedettino di San Raimondo, “una locanda dello spirito sul Corso” come lo ha definito proprio la Madre Abbadessa.
La struttura, sorta nel 1200 come ospedale, conta oggi undici monache di clausura e una giovane che sta facendo un periodo di esperienza comunitaria.
Madre Maria Emmanuel ha raccontato la vita del monastero, dalle prime ore del mattino fino alle 21: “Nel cuore della notte, intorno alle 4 e mezza, ci alziamo per stendere un mantello di preghiera su tutte le persone, in particolare su chi attraversa le situazioni più difficili”.
Alle 6.45 iniziano le Lodi cantate aperte a tutti: “Si è diffusa tra i piacentini l’abitudine di recarsi in chiesa per pregare con noi. Molti lo fanno prima di andare al lavoro”.

Le monache si prendono cura del convento occupandosi delle pulizie, della cucina, ma anche dei lavori di artigianato, ad esempio realizzando a mano rosari.
Il legame con la comunità è forte e al passo con i tempi: i momenti di incontro vengono costantemente pubblicati sul sito internet www.monasterosanraimondo.com ed ogni giorno, in accordo con la Caritas diocesana, le monache offrono il loro aiuto a chiunque bussi alla loro porta, distribuendo borse viveri, ma soprattutto prestandosi all’ascolto.

Dura l’analisi della nostra epoca da parte della Madre Abbadessa: “Viviamo in un’epoca frenetica e di grande fragilità interiore, l’uomo non è abituato al silenzio né all’obbedienza e all’umiltà”.
All’interno della struttura sono state recentemente aperte due foresterie per la meditazione dei singoli e per permettere ai gruppi in ritiro di avere uno spazio di fraternità.

suore di clausura

© Copyright 2021 Editoriale Libertà