“Ho sconfitto il virus a 81 anni”. L’abbraccio con le figlie dopo un mese in ospedale

11 Aprile 2020

Piange perché ha paura. Piange perché ce l’ha fatta e ancora non ci crede. Paola Scotuzzi, 81 anni, continua a piangere: ora però i suoi occhi versano lacrime non tanto per il dolore della malattia, quanto per la gioia incredula di avere avuto la meglio sul maledetto coronavirus. La pensionata piacentina ha sconfitto una grave polmonite da Covid-19. E dopo cinque settimane di ricovero nel polichirurgico cittadino con una mascherina a ossigeno, finalmente ieri mattina ha rivisto la luce del sole: gli operatori della Croce Rossa l’hanno portata a casa, dai suoi amati figli a cui non smetteva mai di pensare dalla stanza d’ospedale.

Paola non ha affrontato una forma blanda di infezione, bensì i sintomi più aggressivi del virus: tosse asfissiante e mancanza di respiro. “Ormai più di un mese fa – spiega la figlia Marina – mia mamma stava male ma non aveva la febbre. Si pensava, insomma, che il rischio fosse minimo. Invece il contagio si è fatto sempre più aggressivo. Lo stato di salute peggiorava e lei non riusciva a reggersi in piedi. Ho chiamato il 118, ero disperata: i medici hanno deciso di ricoverarla. Quando l’ambulanza è venuta a prenderla a casa, Paola aveva le dita blu. Gli operatori hanno misurato circa quarantacinque respiri al minuto e un’ossigenazione del sangue bassissima”.

L’81enne ha contratto il coronavirus in Liguria, durante una breve vacanza con un gruppo di anziani ad Alassio: la piacentina si trovava insieme alla donna di 86 anni di Castiglione d’Adda risultata positiva al Covid-19 e morta all’ospedale di Genova lo scorso 3 marzo, dopo pochi giorni di ricovero. Anche un’altra sua cara amica presente nella comitiva di turisti, purtroppo, è deceduta a causa dell’infezione. Paola invece è stata più forte del virus: “All’inizio – ricorda la figlia Marina – i medici ci avevano fatto capire che mia madre rischiava la vita”. Ma la pensionata ha stupito tutti, reagendo con forza di fronte a questo nemico invisibile.

Nelle cinque settimane in ospedale, Scotuzzi si è mantenuta in contatto con la sua famiglia. Con il passare del tempo e l’inaspettato miglioramento della salute, anche le telefonate con i figli Marina, Maddalena, Michele e Maurizio sono cambiate: dalle prime parole pronunciate in maniera tremolante (“Ciao amore, provo ad andare avanti…”) alla voglia di progettare il proprio futuro (“Quando torno pranziamo insieme”). Dal letto d’ospedale l’81enne ha sempre ripetuto una frase comune a tanti altri pazienti: “Gli infermieri sono fantastici”. E adesso Paola ha un chiodo fisso in testa: rintracciare a tutti i costi un’operatrice sanitaria di nome Maria che, durante il trasferimento in riabilitazione, l’ha abbracciata con affetto.

“Ma è vero che stavo morendo?”, ha domandato Scotuzzi a sua figlia. L’età non era dalla sua parte, certo. Lo stato della malattia nemmeno. Ma Paola ha vinto la battaglia contro il coronavirus: e ora vuole dire grazie anche all’infermiera Maria. Al suo gesto commovente che ha reso un po’ più dolce la quotidianità in ospedale.

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