“La mafia mi aveva preparato la fossa”: testimonianza choc di un imprenditore

06 Maggio 2021

Un incubo durato tre anni. È quello raccontato da un imprenditore vittima della mafia, che ha portato la propria testimonianza alla commissione 5 del Comune di Piacenza.

“Avevo già la fossa scavata e mentre mi accompagnavano, non mi vergogno a dirlo, me la sono fatta addosso. Mi hanno minacciato, dicendo che se non avessi fatto quello che volevano loro mi avrebbero buttato vivo lì dentro. Ringrazio sempre Dio, perché qualcuno mi voleva bene in paese e non sono finito in quella buca”.
Da quel giorno, dopo tre anni di vessazioni, l’imprenditore ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine. Le sue dichiarazioni hanno aperto le porte del carcere per un centinaio di persone, lui e la sua famiglia hanno dovuto cambiare aria e costruirsi una nuova vita altrove, al Nord Italia.

L’imprenditore ha spiegato che al tempo gestiva un’attività al Sud. Un giorno si sono presentati due uomini e hanno chiesto un favore, poi un altro e un altro ancora, fino a pretendere regolarmente il pizzo e gli assegni in bianco, che lo hanno portato a rivolgersi agli usurai. “Volevano sempre di più, ci hanno fatto assumere alcune persone che non abbiamo mai visto al lavoro. E poi un giorno sono subentrati direttamente loro nella gestione dell’attività. E per noi era pronta la fossa”.
Il primo “favore” richiesto erano cesti di doni alimentari per alcune persone che si trovavano in carcere. “Alla fine dell’anno le uscite erano superiori alle entrate. Dalla prima volta in cui queste persone entrano nella tua attività, tu sei finito perché ti portano via tutto, per questo non mi stanco di dire che dopo il primo incontro bisogna denunciare. Loro entrano, si guardano intorno e poi iniziano a chiedere ma sanno già tutto”.
Oggi l’uomo lavora come dipendente e ha ritrovato la serenità, ovviamente nell’anonimato.

La seduta della commissione presieduta da Ivan Chiappa si era aperta con il proseguimento dell’audizione di Antonella Liotti, presidente provinciale di Libera.

Nel giugno 2018, il presidente del consiglio comunale Giuseppe Caruso era stato arrestato e poi condannato per associazione mafiosa.

“La lotta alla malavita ha solo tre colori: il verde, il bianco e il rosso. La mafia si combatte solo se uniti”, ha commentato l’imprenditore ascoltato dalla commissione.

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