XNL è ripartita con Claerbout e Simeti. “Sempre più polo dell’arte contemporanea”

10 Febbraio 2022

Paola Nicolin e Roberto Reggi

Una totale immersione nel linguaggio dell’arte che somma pittura, scultura, disegno, fotografia e immagini in movimento. Un viaggio antropologico attraverso un terreno ricco di contrasti, suggestioni e sensazioni. In una parola: emozioni.

Si è aperto oggi il nuovo futuro di XNL, polo dell’arte contemporanea a Piacenza inaugurato nel 2020 poco prima della pandemia, che dopo il lungo stop dettato proprio dall’emergenza sanitaria è ripartito con un nuovo slancio.

“XNL presenta in questa occasione – ha spiegato Roberto Reggi, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano proprietaria dell’immobile – un’anticipazione delle metodologie, dei linguaggi e delle sensibilità che caratterizzeranno il programma di Arte contemporanea e che da settembre 2022 inizierà la sua regolare programmazione, dopo che il nostro spazio avrò ospitato la mostra sul Klimt in programma da aprile a luglio. Questa interessante anticipazione ha rivolto l’invito a due artisti, il belga David Claerbout e l’italiano Francesco Simeti, che con opere indiziali del loro percorso di ricerca danno l’idea di quello che sarà il nostro progetto di sviluppo sull’arte contemporanea”. 

La mostra sarà visitabile fino al 28 febbraio.

LE OPERE
David Claerbout, “The pure necessity”, 2016
“L’opera – ha spiegato la direttrice artistica Paola Nicolin – è un video sonoro di 50 minuti realizzato con la tecnica di animazione 2D. Claerbout ha scelto di lavorare con una equipe di artisti per tre anni al ridisegno scrupoloso delle sequenze del celebre film “Il Libro della giungla”, il classico Disney del 1967 tratto dall’omonimo libro del 1894 di Rudyard Kipling. La versione dell’artista trasforma la storia sentimentale e comica di animali della giungla che ballano, cantano e suonano la tromba in un film che rinuncia all’umanizzazione degli animali e persino al cucciolo d’uomo. Gli animali si comportano in modo consono alla loro specie tornando con dignità ad essere orso, pantera, pitone e ci mostrano una diversa metodologia di ascolto, dialogo e rappresentazione del vivere. Viene dunque offerta una riflessione sull’impatto concettuale del passaggio del tempo e una indagine sulla natura stessa del medium cinematografico”.

Francesco Simeti, “Rubble” (2007) e “Curtain” (2017)
“Nel primo caso si tratta di un’installazione scultorea composta da un intreccio di fogli di forex stampati. In Rubble, l’artista rivisita “House of Cards”, celebre opera dei designer americani Charles e Ray Eames. Sviluppato originariamente nel 1952, il progetto della coppia rifletteva l’idea quasi utopica che il design industriale potesse rendere il mondo un posto migliore e più piacevole. Simeti è interessato a ripensare la struttura del gioco creata dagli Eames alterando la loro visione positiva attraverso l’uso di immagini dure di macerie, detriti e rottami in tempo di guerra”.

“Alle spalle di Rubble, si stende poi un altro lavoro in mostra: i lussureggianti pannelli di Curtain intrecciano storie provenienti da Oriente e Occidente, fornendo un compendio di pittura, scultura e fotografia. Il sipario diventa uno spazio e un portale che trasporta lo spettatore verso le sculture in Russia o le Trump Towers in India, tra fiori, fogliame, montagne e nuvole rubate alla storia dell’arte italiana”.

LA PRESENTAZIONE

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