Carcere “senza barriere” grazie alle note degli “Ottoni della Cherubini”

05 Agosto 2022

Quando le note si alzano sul cortile interno e dalle alte mura del carcere delle Novate, la sera si è già impadronita del giorno. A lasciarsi trasportare dalla musica ci sono un centinaio di persone sedute. Nel rettangolo di cielo che va scurendosi sopra le loro teste appaiono e scompaiono gli uccelli migratori. Chissà se anche a loro è giunto qualcosa del concerto “Gli Ottoni della Cherubini”, iniziativa che fa parte del progetto “La musica senza barriere” che intende portare la musica a chi non può varcare la soglia di un teatro, tenuto ieri sera in carcere dall’Orchestra Giovanile Cherubini fondata dal maestro Riccardo Muti nel 2004.
Davanti ai musicisti ci sono una cinquantina di detenuti, gli agenti della polizia penitenziaria, che proprio due notti fa hanno perso il collega Gioachino Gino Grillo a causa di un incidente stradale – ricordato come «un uomo dal grande cuore» e anche da un sentito applauso – ci sono i rappresentanti del volontariato e del terzo settore e quelli delle istituzioni: dal prefetto Daniela Lupo alla presidente del consiglio comunale Paola Gazzolo, all’assessore alla Cultura Christian Fiazza.

In apertura Maria Gabriella Lusi, direttrice della Casa circondariale, ha ribadito di “credere davvero che momenti come questo, in sinergia con il territorio, rappresentino una fonte di ricchezza perché la musica e la bellezza aiutano al reinserimento e sono un’occasione di rigenerazione, come sottolineato dal maestro Muti, di cui tutti abbiamo bisogno”. Il concerto di ieri sera è stato presentato come un momento in cui la cultura e la bellezza diventano cura dell’anima, come una tappa del percorso rieducativo dei detenuti, ma anche di crescita per tutti coloro che vi hanno assistito. C’è di più. È difficile infatti immaginare il sollievo che avrà provato un detenuto per la routine spezzata, quella del carcere (che pure organizza diverse attività), mentre per una volta grazie alla musica il muro di cinta che divide la casa circondariale dalla città ben si conforma al termine “con-fine”, perché pur designando un limite, grazie al prefisso “con” fa sì che quello stesso limite sia condiviso, rendendolo poroso e ricordando a tutti che il carcere è un luogo di vita, difficile e aspra, ma pur sempre di vita.

Dallo Schiaccianoci di Tchaikovsky alla Ceremonial Fanfare di Copland, dall’adattamento del celebre Larghetto dal Concerto per violino RV 230 di Vivaldi al tema di Jurassic Park (dal film cult con musiche di John Williams), ma anche Cantica Luciorum, un adattamento di canzoni di Lucio Dalla: le note emozionano in un luogo dove il silenzio è usuale e rotto spesso solo dalle grida da una cella all’altra; la musica si diffonde e raggiunge anche chi, in cella, non può assistere direttamente all’evento.
Quando il concerto finisce metà della platea si alza, esce dall’istituto e fa ritorno a casa, l’altra metà torna nelle celle. Per più di un’ora chi sta scontando la sua pena e i liberi cittadini si sono sentiti uguali grazie alle trombe suonate da Pietro Sciutto, Matteo Novello e Marco Vita, i corni di Federico Fantozzi, Mattia Botto e Luca Carrano, i tromboni di Salvatore Veraldi, Demetrio Bonvecchio e Cosimo Iacoviello, la tuba di Alessandro Rocco Iezzi e le percussioni Federico Moscano.

© Copyright 2022 Editoriale Libertà