Piacenza

Torna in piazza la protesta dei facchini: “Vogliamo i nostri diritti”

20 ottobre 2012

 

I facchini durante la manifestazione di oggi

AGGIORNAMENTO DELLE 17.00
E’ tornata per le strade di Piacenza la protesta dei facchini del Polo logistico. Una cinquantina di operai di alcuni stabilimenti ha sfilato oggi in corteo dai Giardini Margherita a piazza Cavalli: striscioni, bandiere e cori per chiedere maggiori diritti e il rispetto dei contratti. A scatenare la nuova mobilitazione (appoggiata dai Cobas e da Rifondazione comunista) la tensione ai magazzini Ikea, tornata alta dopo alcuni mesi di quiete: nel mirino ci sono le cooperative che gestiscono in personale, accusate di non rispettare alcuni punti dell’accordo sottoscritto alcuni mesi fa. Ieri c’è stato un incontro in Provincia, lunedì il personale dovrebbe lavorare regolarmente, ma la minaccia di sciopero resta, anche perché le coop respingono ogni accusa.
“Alcuni lavorano poco e altri fanno gli straordinari, questo non va bene: vogliamo il rispetto di tutti i nostri diritti”, ha sostenuto Mohamed Arafat dei Cobas di Piacenza. “Più in generale – gli ha fatto il collega Edoardo Pietrantoni – ci sono ancora tanti problemi in molte realtà del polo logistico: la rivolta della Tnt di un anno e mezzo fa ha prodotto qualche timido risultato, ma ci sono ancora troppe persone che lavorano per dieci ore al giorno, portando a caso 6-700 euro al mese. Le istituzioni intervengano concretamente”.

AGGIORNAMENTO DELLE 11.28
Sulla querelle tra i facchini dell’Ikea e le coopertative è intervenuto, attraverso un comunicato, Francesco Milza presidente di Confcooperative che precisa: “Il consorzio Cgc e le cooperative Euroservizi, Cristall e San Martino in relazione a quanto riportato sulla stampa locale sono a far presente che i livelli retributivi sull’impianto IKEA sono quelli previsti dal CCNL Logistica e Trasporti così come verificato e riconosciuto dagli stessi Si Cobas anche nel tavolo sindacale convocato presso l’Amministrazione Provinciale. Rifiutiamo categoricamente di essere assoggettati a fenomeni purtroppo tutt’ora presenti nel comparto logistico di Piacenza ma che sono stati sempre da noi denunciati presso le sedi competenti, essendo per noi stessi concorrenza sleale che mette in seria difficoltà le nostre cooperative che, ricordiamo, operano da vent’anni sul nostro territorio occupano 2.500 persone a cui corrispondono altrettante famiglie. Ci auguriamo pertanto,  grazie anche all’intervento dei soggetti istituzionali, che il confronto torni ad essere in linea con quello che devono essere normali situazioni di relazioni sindacali e non modalità che poco hanno a che vedere con il normale confronto dialettico”.

NOTIZIA DELLE 9.08
La riunione indetta da Provincia e Comune fra i rappresentanti dei Sì Cobas, facchini di Ikea e vertici di alcune cooperative delle quali sono dipendenti è servita a riportare il dialogo tra le parti che si sono lasciate con l’impegno di continuare la discussione sui punti ancora in sospeso. Lunedì 22 ottobre sarà il banco di prova, l’azienda svedese infatti avrebbe garantito l’aumento dei volumi di merci. La vertenza sembrava essersi conclusa nel giugno scorso, quando era stato redatto un elenco di punti (10) che le cooperative si erano impegnate a risolvere. Su quell’impegno non rispettato secondo i lavoratori, la vertenza è sfociata nello sciopero dei giorni scorsi causando le mancate consegne dai magazzini di Le Mose verso il nord Italia.
Al tavolo, con l’assessore provinciale al Lavoro Andrea Paparo, c’erano gli assessori comunali Luigi Rabuffi, pure al Lavoro e Franco Timpano, Sviluppo economico; inoltre Francesco Milza (cooperativa S. Martino) e Franco Zaffignani (Euroservizi di Piacenza) queste ultime aderenti a Confcooperative che insieme alla Cgs gestiscono una forza lavoro di 340 persone. I facchini erano rappresentati dai delegati: Wafdi Rachid (coop S. Martino), Edoardo Pietrantonio (Cobas Ikea), Umberto Nicosia, Mohamed Arafat e Aldo Milani coordinatore nazionale di Sì Cobas.
I dipendenti sono arrivati al tavolo con quei dieci punti dell’accordo firmato lo scorso giugno, che a loro dire, non sono mai stati compiuti. Hanno esibito «buste da fame», mensilità tra i 400 ed i 600 euro, ma soprattutto i facchini chiedono una «distribuzione dell’organizzazione del lavoro più equa, diversa da come sta andando avanti da aprile ad oggi» e che non vi saranno ritorsioni «nei confronti di coloro che hanno aderito allo sciopero».

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