Omicidio Castello, anche i graffi hanno incastrato la figlia

13 Febbraio 2013

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Sono stati i graffi sulle mani e sui polsi di Maria Cristina Filippini a mettere subito sulla strada giusta gli inquirenti che indagavano sull’omicidio di Anna Giuliana Boccenti, la novantenne soffocata nel letto dell’appartamento di Castelsangiovanni in cui viveva sola. I carabinieri li hanno notati già nella mattina di lunedì 4 febbraio, al primo incontro con colei che al momento, poche ore dopo il ritrovamento del corpo senza vita dell’anziana, sembrava essere solo la figlia della vittima, diventata però ben presto la principale indiziata. Anche perché Giuliana Boccenti aveva un’unghia spezzata, inequivocabile segnale che aveva provato a lottare contro chi la stava uccidendo, soffocandola con un fazzoletto in bocca e un cuscino sul volto. “E’ stata mia madre a graffiarmi mentre l’aiutavo a indossare il pigiama”, ha risposto agli investigatori che le chiedevano conto di quei segni sulla pelle. Una spiegazione che ha retto fino alla notte tra venerdì e sabato, quando Maria Cristina Filippini, messa sotto torchio dai carabinieri del capitano Rocco Papaleo, ha confessato l’omicidio, ammettendo anche che quei graffi erano l’ultimo disperato tentativo di difesa della madre.
Oggi gli investigatori, guidati dal pubblico ministero Emilio Pisante, dovrebbero fornire qualche ulteriore dettaglio sulla situazione, anche se il caso, nonostante la confessione, non è ancora chiuso.

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