Sei poliziotti arrestati: da giovedì gli interrogatori di garanzia

15 Aprile 2013

Sono tutti rinchiusi in carceri attrezzate per la reclusioni di pubblici ufficiali (tra cui Opera e Cremona) i sei poliziotti arrestati ieri dai carabinieri di Piacenza nell’ambito di una maxi operazione contro lo spaccio di droga e lo sfruttamento della prostituzione. Nessuno di loro ha ancora incontrato il proprio avvocato difensore. Da giovedì partono gli  interrogatori di garanzia.

NOTIZIA DEL 15/4/2013 – Droga e prostituzione: i carabinieri arrestano 6 agenti di polizia della Questura di Piacenza– Carabinieri che arrestano poliziotti ai quali vengono contestati episodi di acquisto di droga e di favoreggiamento della prostituzione. Sembra incredibile ma è quanto accaduto nella tranquilla Piacenza all’alba di lunedì 15 aprile. Un lunedì nero per la questura di Piacenza. I contorni dell’operazione sono stati definiti in una conferenza stampa dal procuratore capo della Repubblica Salvatore Cappelleri affiancato dai pubblici ministeri Antonio Colonna e Michela Versini che hanno coordinato le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo.  Tredici le misure di custodia cautelare emesse dal Gip, dodici delle quali eseguite dai militari dell’Arma mentre uno dei destinatari non risulterebbe in Italia. Sei delle misure restrittive erano dirette ad altrettanti agenti della questura di Piacenza, in particolare a un ispettore superiore e tre assistenti capo in servizio presso la sezione narcotici della squadra Mobile, un ispettore dell’ufficio Immigrazione e assistente capo della Digos. Tra gli arrestati c’è anche un ispettore della polizia penitenziaria del nucleo Investigativo centrale. Gli altri arresti sono stati eseguiti nei confronti di un pensionato e di quattro sudamericani. Altri cinque indagati sono a piede libero.

In sintesi, secondo le accuse, alcuni agenti sarebbero stati a conoscenza dell’arrivo di alcune partite di stupefacenti ma sarebbero intervenuti con gli arresti solo dopo diversi episodi di immissione della droga sul mercato. Per consentire l’attività illecita sarebbero stati falsificati atti d’ufficio da parte dei pubblici ufficiali al fine di garantire l’impunità a coindagati e sarebbe stato anche archiviato un procedimento penale laddove erano invece emersi elementi di responsabilità a carico di congiunti di uno degli indagati. Tra i fatti contestati anche la contraffazione di documenti e l’illecito rilascio di permessi di soggiorno per favorire la permanenza di persone dedite all’attività di prostituzione e il procacciamento di alloggi destinati alla stessa attività oltre al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio in cambio di denaro.Tutti episodi sui quali ora dovrà far luce la magistratura. A casa di uno degli indagati è stato trovato un quantitativo di cocaina e di hashish e uno dei pubblici ufficiali coinvolti deteneva oggetti che comproverebbero l’abituale violazione dei doveri d’ufficio. All’esecuzione dell’ordinanza di misura cautelare e alle successive operazioni di perquisizione domiciliare ha partecipato anche la Questura secondo le modalità concordate tra il Procuratore capo, il Comandante provinciale dei Carabinieri e il Questore di Piacenza.  “La polizia di Stato è stata con noi come istituzione – ha detto il Procuratore Cappelleri – e ha partecipato alle perquisizioni: per le istituzioni non è un momento di vanto. Nel più breve tempo possibile contiamo di concludere l’indagine”.

I FATTI E LE ACCUSE SPIEGATI DALLA PROCURA

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