Pordenone invasa dagli alpini. Domani sfilano mille piacentini

10 Maggio 2014

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I tricolori sventolano da ogni abitazione, ma le prime bandiere che si scorgono arrivando a Pordenone sono quelle dei lavoratori dell’Electrolux, la grande azienda alle porte della città a rischio chiusura. La cittadina friulana, che ospita l’87esima adunata nazionale degli alpini, è un trionfo di allegria e colori. Ci sono cori improvvisati in tutto il centro storico, bambini con il cappello, i pericolosi ma immancabili trabiccoli, future spose che immortalano l’addio al nubilato con le Penne nere, fantasiosi banchetti. Esattamente come a Piacenza lo scorso anno. Già, perché cambiano gli edifici, si parla con un altro accento, ma lo spirito di amicizia che si respira è sempre lo stesso in ogni città che accoglie la pacifica invasione. I piacentini presenti nella due giorni sono oltre un migliaio, i gruppi si sono organizzati con i pullman tramite le sezioni e molti hanno raggiunto il Friuli autonomamente. Stasera in centro sono previste le esibizioni del coro Ana Valnure e del coro Ana Valtidone.  In occasione della parata di domani è attesa la presenza del premier Matteo Renzi.

In viaggio con il coro Ana Valnure – Una canzone alle 9 del mattino riecheggia in strada Valnure nel distributore di carburante punto di partenza del coro Ana Valnure, per la prima volta orfano dello storico direttore don Gianrico Fornasari, scomparso improvvisamente all’inizio di gennaio. Chi si fermava a fare benzina non poteva che associare il canto all’Adunata degli alpini, quella che un anno fa ha invaso le strade di Piacenza e che quest’anno si e trasferita a Pordenone. Sul pullman i veterani ricordano le vecchie adunate: Catania la più impegnativa, Piacenza la più bella, non per campanilismo, ma per lo spirito con il quale la cittadinanza ha inaspettatamente accolto le Penne nere. Quando si arriva a Belluno, il bus entra nell’area di sosta e dal bagagliaio spuntano tavoli, taglieri di salume, sacchi di pane, torta di patate, dolci e vino. In pochi minuti un banchetto è allestito in un’area verde. L’organizzazione è impeccabile e magistralmente diretta dalla presidente del coro Donisia Callegari. Un altro canto e poi via di nuovo verso la meta.

“E quando non ci saremo più noi chi raccoglierà questa tradizione?”. Lo spirito è allegro, ma la preoccupazione tra gli irriducibili serpeggia. “Alla leva si imparavano i valori, si partiva bambini e si tornava uomini. Ora non esiste più e temiamo che anche questa tradizione si disperda”. Ma la speranza in realtà c’è. Il nuovo direttore del coro che ha raccolto l’eredità di don Gianrico è Edoardo Mazzoni, musicista di 36 anni. Mentre si chiacchiera arrivano le donne, efficientissime, con i cabaret colmi di dolciumi. “Questo è lo spirito alpino. Per noi le donne sono fondamentali, noi le rispettiamo davvero”.

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