Crisi, quando una buona pensione non basta. “Dateci la casa popolare”

02 Luglio 2014

Giancarlo Magnani

Le storie della crisi che ha investito Piacenza non sono fatte solo di casi limite, di persone rimaste senza lavoro o finite in cassa integrazione, di stranieri arrivati in Italia sperando di fuggire dalla povertà che oggi si ritrovano a dormire sui treni alla stazione. C’è anche chi ha lavorato per una vita e ora ha una buona pensione, ma fatica ad arrivare alla fine del mese, per mantenere la moglie disoccupata, una figlia adolescente e un figlio più grande, che dopo mille stage non è ancora stato assunto da nessuna parte.

Giancarlo Magnani, 68 anni, che orgogliosamente si definisce “piasintein dal sass”, chiede al Comune di rivedere i regolamenti dei servizi sociali, ad esempio consentendo a famiglie come la sua di poter ottenere una casa popolare. “Dopo aver lavorato sui cantieri per una vita intera, sempre in trasferta e quindi lontano da casa – spiega – sono tornato a Piacenza per godermi la famiglia, ma in realtà sono iniziate le preoccupazioni. La pensione è buona, superiore ai 1.500 euro, ma tra affitto, spese e altre tre persone a carico i soldi finiscono presto. Non ho i parametri per accedere a una casa popolare, ma visto che sono in tanti nella mia situazione il Comune dovrebbe pensare a rivedere i meccanismi. Ha più bisogno una persona che prende 800 euro ma è solo o chi ne percepisce il doppio, ma deve far campare una famiglia intera?”.

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