Piacenza

Vallisa: “Quattro mesi in una stanza buia, vivo grazie alla famiglia”

14 novembre 2014

Marco Vallisa

La prima cosa che ha fatto questa mattina al risveglio è stato tagliarsi la lunga barba, non prima però di aver subito l’assalto dei tre figli nel lettone in cui ha trascorso la prima notte a casa dopo quattro mesi di prigionia in Libia. Marco Vallisa ricorda lucidamente ogni attimo di quei giorni, dal rapimento del 5 luglio (“uscivo per andare sul cantiere, mi hanno puntato tre pistole alla testa, mi hanno incappucciato e caricato su un furgoncino”), fino alla liberazione, avvenuta alla mezzanotte di mercoledì scorso. “Fino a quando non mi hanno rilasciato non ci credevo”, spiega dalla soglia della sua casa di Roveleto di Cadeo. “Sono stati giorni durissimi – aggiunge – per ragioni di riservatezza non posso dire molto di più. Ero tenuto in una stanza buia di una palazzina nella zona di Tripoli, spesso ammanettato e incappucciato, sempre con almeno una “guardia” a sorvegliarmi. Quando erano di più mi liberavano le mani e il viso. Parlavano francese e inglese, ma non sono mai stato informato di quanto accadesse, tantomeno di come proseguisse la trattativa per il mio rilascio. Alla Farnesina hanno fatto un lavoro fantastico, non posso che ringraziare loro, il governo e tutti quelli che hanno seguito il mio caso. E naturalmente la comunità di Cadeo che mi ha atteso con molto affetto”.
L’emozione appena tornato a casa? “Indescrivibile, già quando ho riabbracciato mia moglie e i miei fratelli a Roma. Sulla porta di casa, poi, i miei figli mi sono saltati in braccio, impossibile non commuoversi. Se sono riuscito a resistere tanto tempo in una situazione così difficile è stato grazie al pensiero di poterli rivedere “. Cosa farà nei prossimi giorni? “Cercherò di tornare a una vita normale, pensando innanzitutto a rimettermi a posto fisicamente. Ho perso 20 chili, dovrò fare una serie di esami e riposare. Naturalmente appena possibile riprenderò a lavorare, vedremo dove. Comunque non avrei problemi ad andare ancora all’estero. Ci penserò, ora devo godermi la famiglia per qualche giorno”.

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