Viaggio nei quartieri produttivi. A Pontenure “la crisi come la guerra”

02 Febbraio 2015

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Quando parli di burocrazia, gli imprenditori allargano le braccia. E poi ci sono i furti. “A volte, non li denunciamo nemmeno, serve secondo Lei?”. Quando parli di tasse, poi, ridono. È la risata soffocata di chi non ce la fa più e lavora fino ad agosto unicamente per pagare le imposte. Pontenure è diventato simbolo nazionale di una crisi del settore edile senza precedenti, con quella storia, ancora drammaticamente attuale, della messa in ginocchio del gigante Rdb. Ma Pontenure non è solo la bandiera di un’Emilia-Romagna dove praticamente non esiste nemmeno più una fornace aperta; è anche uno dei baricentri della “Y rovesciata”, dove si concentra il 69 per cento delle polarità insediative, intorno al corridoio infrastrutturale primario chiamato “Via Emilia”. Dal 1994 al 2008, le aree sono state gonfiate, di sicuro con dimensioni oggi del tutto anacronistiche, perché, come si tocca con mano a Pontenure, ci sono quartieri produttivi azzerati, oppure con attività presenti a macchia di leopardo. “La crisi è stata come una guerra”, concordano in paese, nei bar, in piazza, fuori dalla chiesa. In Comune l’assistente sociale, Enrica Vignola, conferma l’impennata di casi di morosità. E purtroppo di sfratti. Per non farci mancare niente, nel giugno del 2010, arrivò anche la tromba d’aria a Pontenure, nel quartiere artigianale, lungo la strada per Valconasso. Anche in questo caso, inutile dirlo, non arrivò nemmeno un centesimo di rimborso per i danni subiti dai privati.

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