Piacenza

Mostra Bot in Fondazione: 5mila visitatori, chiude a fine anno

12 novembre 2015

bot

“Tutto a me piace e da tutto traggo arte” dichiarava nel 1933 Bot, Osvaldo Barbieri il Terribile, come lui stesso si era ribattezzato. Uno dei maggiori futuristi italiani che, tra il 1929 e il 1934, è stato protagonista del movimento marinettiano e a cui la Fondazione di Piacenza e Vigevano ha dedicato una mostra allestita presso la galleria di Palazzo Rota Pisaroni in via Sant’Eufemia. Quattrocento opere, provenienti da raccolte pubbliche e private, che raccontano un Bot realista, futurista, vicino al realismo magico, al dadaismo e all’astrattismo come scrive nel catalogo la curatrice Elena Pontiggia. Bot è stato pittore, scultore, grafico, illustratore, editore e fotografo dall’anima inquieta, sperimentatrice e complessa.

Nato a Piacenza il 17 luglio 1895. Segue i corsi di Francesco Ghittoni all’Istituto d’Arte Gazzola di Piacenza. Quindi a Milano alla Società Umanitaria e poi a Brera. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruola volontario. Nelle sue opere, dedicate alla storia, esprimerà il dolore con quadri dai tratti violenti e truci con la fuoriuscita di rami di metallo dalle sembianze di tentacoli. Nel 1926 si innamora di Enrica Pagani, sua musa ispiratrice, e la sposa, dedicandole numerosi quadri.

La mostra, allestita dalla Fondazione, sta riscuotendo un enorme interesse. In un mese e mezzo si sono registrati 5mila visitatori. Questo successo, quasi inaspettato, e l’amore che i piacentini stanno dimostrando verso Bot hanno spinto il presidente Massimo Toscani a decidere di prorogare la chiusura dell’esposizione (in un primo momento stabilita il 22 novembre) fino alla fine dell’anno. Questo per permettere anche alle scolaresche di ammirare le opere del pittore piacentino.
La realizzazione dell’evento, che celebra il 120esimo anniversario dalla nascita di Bot, ha comportato un grande sforzo organizzativo come hanno sottolineato il presidente della commissione arte e cultura della Fondazione e ideatore Giorgio Milani e l’organizzatore Eugenio Gazzola.

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