Piacenza

Giornalista piacentina a Parigi: “C’è paura”. Federico scrive alla mamma

16 novembre 2015

Pierfrancesca Graviani

“La gente oggi è tornata a lavorare, ma niente è più come prima. Tutti si guardano intorno, ieri abbiamo temuto per un nuovo attentato a causa di alcune esplosioni sospette e si è scatenato il panico. Le persone erano terrorizzate, alcuni ristoranti hanno abbassato le saracinesche e le luci, coloro che si trovavano in strada correvano in tutte le direzioni ed hanno chiesto ospitalità nelle case”.

È la situazione di Parigi, dopo i feroci attacchi di venerdì sera, descrittaci questa mattina da Pierfrancesca Graviani, giornalista del canale Kto television, piacentina che vive da anni nella capitale francese. “La nostra televisione sta facendo un lavoro di approfondimento su questi attentati terroristici. Lavoriamo tanto ma c’è anche la paura, sia sabato sera sia ieri la nostra redazione è stata presidiata” racconta a Telelibertà Graviani

“Le persone sono sull’attenti, è impossibile tornare alla normalità come prima. Anche se Parigi aveva già subito altri attentati, questo attacco non ha precedenti” descrive Graviani.

“I Francesi sono Forti, Coraggiosi e Senza Paura”. Inizia invece così la lettera che Federico Scarionati ha scritto alla mamma da Parigi. Mettendo di proposito le maiuscole per rafforzare il messaggio. Federico, piacentino di 21 anni che studia e vive in Olanda, stava trascorrendo il weekend a Parigi quando si è scatenato l’inferno. La zona dove soggiornava non è stata colpita ma il ragazzo ha voluto raccontare la città al risveglio dall’incubo. “Voglio raccontare la mia sull’accaduto a Parigi a tutti quelli che sanno, hanno visto o si sono informati, ve lo racconto come persona che ha vissuto in prima persona Parigi in questi due giorni, prima e dopo. Vi racconto un’altra parte della storia ovvero quello che ho visto dopo l’attacco. Nonostante mi avessero consigliato se non obbligato a rimanere in ostello (soprattutto mia mamma e mia sorella) sono uscito ugualmente per la città nonostante tutti i musei fossero chiusi, perché ero curioso di vedere la reazione di una città colpita.

Ho visto turisti che facevano foto e selfie sorridenti vicino ai monumenti, genitori e nonni che portavano fuori figli e nipoti a giocare, gente a fare shopping, altri a leggere nei pochi parchi aperti. Ora se l’obbiettivo del terrorismo è mettere paura, spaventare e terrorizzare le persone vi assicuro che non è quello che ho visto. Non ha vinto il terrorismo. Ha vinto una città che mi ha stupito sempre di più, dalla bellezza immortale. Ha vinto Parigi. Nonostante ciò non è ammissibile un attacco del genere, attaccare Parigi è attaccare l’umanità). La mia emozione non è stata vedere monumenti e musei ma vedere la reazione delle persone. Grazie Paris”.

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