Gragnano, scoppia il caso profughi: solo uno lavora per il Comune

30 Aprile 2016

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Gragnano è stato il primo comune in provincia a decidere di aprire le porte ai profughi nel 2012. Ora, dopo l’sos lanciato al Corriere della Sera dal sindaco Patrizia Calza sulla malagestione nazionale, si ritrova al centro di un ciclone mediatico. Tra i profughi, c’è anche Razza Qumar, 24 anni: lui è l’unico che presta servizio volontario in Comune. Prima erano in dieci a provare a lavorare per il “bene pubblico”; poi sono diventati quattro, tre. Ora è rimasto solo Razza. Gli altri profughi pakistani spiegano come abbiano smesso di fare volontariato perché in casa manca il wifi, o perché gli è stato detto così. Ma è lo stesso Razza a smentirli, dicendo che non è vero nulla e che tutto viene fatto secondo la legge. Il siparietto, che ha visto da una parte Razza e la gestione delle strutture e dall’altra i profughi che hanno detto no al lavoro, è andato in “scena” alla presenza di troupe televisive nazionali, attirate dalla presa di posizione del sindaco. La Commissione nazionale per il riconoscimento del diritto d’asilo ha bocciato intanto alcune richieste presentate dai profughi accolti a Gragnano. E loro hanno già presentato ricorso, impugnando il no.

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