I medici di famiglia sono 190 tra città e provincia. In pensione il triplo rispetto ai nuovi arrivati

01 Febbraio 2018

Ammontano a 190, nel 2017, i medici di famiglia operanti nel Piacentino: 72 per il distretto città di Piacenza, 69 per il distretto Levante e 49 per il distretto di Ponente. In tutta la provincia di Piacenza si contano 35 pediatri. Sono i numeri forniti dall’Ausl di Piacenza alla luce dell’emergenza che sta avanzando in questi ultimi anni legata al grave deficit di camici bianchi.
Allarme già lanciato nel 2012 dall’attuale presidente dell’Ordine dei Medici Augusto Pagani. “Una programmazione non adeguata” sarebbe tra le cause che porteranno ad avere sempre meno medici. In Italia si stima che entro 7 anni 20 milioni di persone potrebbero restare senza il proprio dottore di fiducia. Un pericolo che tocca anche la nostra provincia. Nell’Alta Valtrebbia genovese soltanto pochi giorni fa, fuori dal Municipio, era stato affisso, dall’amministrazione, un cartello con la dicitura “Vietato ammalarsi e morire” proprio a seguito della mancata sostituzione del medico di Rovegno andato in pensione dopo 40 anni. Nei prossimi 4 anni andrà in pensione il 25% dei camici bianchi presenti sul nostro territorio.

“La mancata programmazione a livello nazionale crea problemi ai direttori delle aziende sanitarie e ai sindaci – spiega Pagani – molti medici stanno andando in pensione e nei prossimi anni il fenomeno aumenterà mentre le scuole di formazione non sfornano un numero adeguato. C’è una differenza che mette in ginocchio il sistema sanitario nazionale. Vengono formati, ogni anno, mille medici mentre sta andando in pensione un numero tre volte superiore” – aggiunge Pagani.

Il problema non è limitato solo alla medicina generale ma riguarda anche le specializzazioni come pediatria, anestesia, ortopedia, ginecologia e pronto soccorso per cui la crisi è già in atto. “La soluzione non è quella di togliere il numero chiuso per l’accesso alla facoltà di medicina – spiega Pagani- ma occorre aumentare il numero di borse di studio specialistiche e dobbiamo essere capaci a tenere i giovani medici qui in Italia dopo aver investito tempo e denaro su di loro”.

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