Prostituta albanese

“Mi picchiò con un tubo di ferro perché non pagavo il marciapiede”. Aguzzino a processo

22 ottobre 2019

“Qui non si può lavorare, devi pagare”. Ha messo subito le cose in chiaro un protettore albanese di 35 anni, quando si è accorto che una donna mai incontrata prima aveva iniziato a prostituirsi sul pezzo di strada dalle parti della Caorsana che lui controllava. La donna si è quindi resa disponibile a trovare un accordo: avrebbe pagato 50 euro al giorno.

Lo ha raccontato oggi, 22 ottobre, in tribunale la donna albanese di 47 anni che dopo un anno da quel primo incontro fu vittima della violenza dell’uomo, ora imputato per sfruttamento della prostituzione, ma anche per tentato omicidio in relazione all’aggressione del 2 marzo scorso con un tubo di ferro. Fatti per i quali venne arrestato e si trova tuttora in carcere.

L’aggressione era scaturita da una lite proprio sul pagamento allo sfruttatore; aggressione in seguito alla quale la donna finì all’ospedale con una profonda ferita alla testa e un braccio rotto. L’uomo, difeso dall’avvocato Emanuele Solari, respinge in modo categorico le accuse e ieri, dopo la deposizione della 47enne, ha voluto prendere la parola per fare delle dichiarazioni spontanee: ha negato sia d’essere l’aggressore, sia il protettore della connazionale, indicando un’altra persona come sfruttatore.

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