Piacenza

Klimt: “La trattativa del 2015 nata per ottenere uno sconto di pena per un componente del Grimaldello “

22 gennaio 2020


Una ricompensa pagata nel 2015 a un ladro che aveva avviato una trattativa con i carabinieri e una lettera di autoconfessione dello stesso malvivente e di un suo complice. Gira attorno a questi due misteri l’indagine sul ritrovamento del “Ritratto di signora” di Klimt, avvenuto il 10 dicembre scorso in una botola della Galleria Ricci Oddi, dopo 23 anni di buio. Il “viaggio” compiuto da quest’opera, dal valore inestimabile, resta ancora un giallo.

All’epoca, ad avviare il negoziato fu Giuseppe Battaglini, componente nella banda del Grimaldello bulgaro, una gang specializzata nello scasso di casseforti che aveva messo a segno decine di colpi tra Piacenza e le province limitrofe. Battaglini era difeso dall’avvocato Guido Gulieri.

Oggi arriva l’ennesimo colpo di scena con le dichiarazioni dell’avvocato Gulieri, che fu spettatore di quel famoso negoziato e che spiega: “La cosiddetta trattativa per la restituzione del Klimt nasceva dalla speranza di poter influire sulla sentenza d’appello e ottenere un trattamento di favore dai giudici”.

Per Battaglini, all’età di 66 anni, ora si sono aperte le porte del carcere, dopo che venerdì scorso la Cassazione ha confermato la condanna a sette anni e due mesi per il suo coinvolgimento nella banda dei furti. In primo grado ebbe una pena pesantissima: 14 anni. In vista del processo d’appello, venne giocata la carta del Klimt: fornire agli inquirenti notizie utili al ritrovamento del capolavoro, sperando che i giudici ne tenessero conto. Fu così che si aprì agli inquirenti una pista che portava verso la Spagna.

Il punto oggi è capire se le cose che raccontò Battaglini nel 2015 erano vere. È ciò che stanno cercando di appurare gli investigatori della squadra mobile, che venerdì scorso, lo hanno chiamato in questura e lo hanno ascoltato per cinque ore. Una fretta dettata dall’imminenza della carcerazione. Con lui Valeriano Beltrame, altro componente della banda del Grimaldello, condannato a 4 anni e 8 mesi, che ha scritto la lettera inviata a Libertà nella quale ha spiegato: “Abbiamo restituito il Klimt come regalo alla città”.

 

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