“Poco considerati”. Gruppo di operatori sanitari lamenta la soppressione di un servizio dell’Ausl

28 Aprile 2020

“Il dottor Baldino ci ringrazia e i cittadini ci chiamano eroi, ma la direzione sanitaria e assistenziale ci toglie l’unico servizio che era stato avviato per tutelare e prendere in cura il personale contagiato dal virus Covid-19”. Cresce la tensione fra i vertici dell’Ausl di Piacenza e un gruppo di infermieri e oss impegnati giorno e notte nel contenimento dell’epidemia da coronavirus. Secondo alcuni operatori, infatti, l’azienda sanitaria avrebbe fatto un passo indietro su un’importante misura per proteggerli dall’ondata di contagi. Tanto che in queste ore, da un reparto all’altro dell’ospedale di Piacenza, circola una petizione di protesta, già firmata da circa 120 dipendenti sanitari. Un documento redatto inizialmente da qualche infermiera e, man mano, sottoscritto da altre colleghe: “Ci sentiamo abbandonate e poco considerate”, si legge in un passaggio carico di frustrazione.

In particolare, la lettera si riferisce alla presunta soppressione (programmata per il 30 aprile) di un servizio interno di diagnosi e terapia riservato al personale sanitario affetto da Covid-19: “Apprendiamo con molta amarezza che è stata presa la decisione drastica e definitiva di annullamento di questo supporto – comincia la petizione di protesta -. La giustificazione di questa scelta è stata che ‘purtroppo ci sono troppi buchi che non possono essere sanati, come mancanza di medici e sicurezza nella prescrizione della terapia’. Ma facciamo presente che questo ambulatorio interno era stato caldamente approvato dalla dirigenza dell’Asl”. Il gruppo di operatori entra quindi nel merito della questione: “Si tratta di un percorso sicuro e corretto sotto tutti gli aspetti”, volto a dare un supporto clinico a oss e infermieri colpiti dal coronavirus e a sgravare il pronto soccorso già impegnato con i pazienti civili. In buona sostanza: grazie a questo ambulatorio collocato nel polichirurgico cittadino, “il personale sanitario con tampone positivo veniva controllato da due medici referenti. Chi necessitava della terapia anti-Covid veniva sottoposto a visita, esami ematici ed elettrocardiogramma in modo regolare, a seconda della sintomatologia persistente”. Ma dal 30 aprile in poi – chiedono i firmatari della petizione – “il personale sanitario a chi si potrà rivolgere in caso di infezione da coronavirus? Il servizio alternativo per i dipendenti sanitari effettua solo il tampone, senza una visita approfondita né tantomeno terapie adeguate. E tenendo conto che si tratta di infermieri e oss non in grado di autogestirsi clinicamente, gli operatori in cura dovranno pagare il ticket?”.

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