Ritorno a scuola, gli psicologi: “Ascoltare i giovani per battere l’ansia”

04 Settembre 2020

Mancano pochi giorni alla ripartenza scolastica del 14 settembre. Ma i giovani sono pronti ad affrontare il ritorno in classe? E come vivranno questo momento? L’ansia, probabilmente, la farà da padrone. È la previsione di un’équipe di psicologi del centro “Tice” di Piacenza.

“Nella fascia dell’infanzia – spiega l’esperta Francesca Cavallini – il rientro a scuola non sarà semplice. In questo lungo periodo di stop, i più piccoli hanno vissuto accanto a mamma e papà ininterrottamente. Non a caso, quando i genitori sono tornati al lavoro o li hanno lasciati ai nonni, i figli potrebbero aver pianto o pronunciato frasi coinvolgenti, come Mamma, ti prego, non andartene. In questa fase, i bambini hanno imparato a sollecitare il desiderio di stare in famiglia con parole emotive. E così avverrà, forse, con la ripresa delle attività didattiche. Ma gli adulti, di fronte a questi sentimenti più o meno reali, devono nutrire la certezza che la scuola e i luoghi di socializzazione sono il motivo per cui hanno messo al mondo una vita”.

Per quanto riguarda gli alunni delle scuole elementari, in vista della ripartenza del 14 settembre, la psicologa Valentina Tirelli ipotizza persino la comparsa di reazioni psicosomatiche, come “nausea, mal di testa o vomito, perché le regole anti-Covid – aggiunge – costringeranno i giovani ad adeguarsi a una nuova routine, in un ambiente di prova lontano dalla famiglia”. Tutt’altra storia, invece, per gli studenti di medie e superiori: “Gli adolescenti – premette la psicologa Iris Pelizzoni – sono contenti di rimettere piede in aula, di rivedere i loro compagni e di ritrovare la quotidianità. Tra loro, però, regna la paura di non essere all’altezza e di non riuscire ad affrontare questo anno scolastico così particolare. Bisogna parlare e far emergere i sentimenti”.

© Copyright 2022 Editoriale Libertà