“Cono gelato vietato e scaffali transennati, le stranezze delle regole anti-Covid”

25 Marzo 2021

Dalle panchine impilate agli scaffali di bottoni transennati, dal divieto di cono gelato alle coppette avvolte nella carta. Sono parecchie le “stranezze delle limitazioni anti-Covid” segnalate da alcuni esercenti piacentini. A partire anzitutto dai bar: “Durante il servizio d’asporto – spiega Paolo Lucchini – non è possibile fornire i prodotti in bottiglie di vetro. Se un cliente chiede una birra, quindi, bisogna rovesciarla in un bicchiere di plastica. Le misure in vigore consistono infatti nell’obbligo di somministrazione e vendita di bevande in contenitori usa e getta”. Un altro paradosso è quello raccontato dalla negoziante Elena Bardetti, titolare di una merceria in centro storico: “L’accesso delle persone è consentito, ma gli unici acquisti autorizzati sono quelli della biancheria intima. Ecco perché ho transennato gli scaffali di aghi, fili e bottoni. Anche se per me, a dire il vero, si tratterebbe di merce di prima necessità…”.

In piazza Duomo, Romina Ferrari ha dovuto impilare le quattro panchine della sua gelateria: “Qui i clienti non possono sedersi, eppure una decina di metri poco più avanti si mettono sulle panchine pubbliche per mangiare la coppetta. Che senso ha?”. E un’altra gelataia piacentina spiega: “In teoria, le nome anti-Covid per l’asporto vietano persino la vendita del cono gelato e impongono di chiudere le coppette dentro a un sacchetto di carta”. Tra i negozianti del centro storico, poi, c’è chi protesta contro le “disparità” della zona rossa: “Perché noi venditori d’abbigliamento e calzature – interviene l’esercente Paola Parmoli – siamo chiusi, mentre quasi tutte le altre attività sono comunque aperte? Vogliamo rialzare la saracinesca“.

IL SERVIZIO DI THOMAS TRENCHI

© Copyright 2021 Editoriale Libertà