Bobbio, si intrecciano vimini e legami di amicizia. Tutto pieno al corso per fare i cesti

21 Aprile 2021

Tre turni al corso di cesteria, e ancora ce ne sarebbero voluti, in una corte dei Casoni di Bobbio, verso Arelli. “Abbiamo purtroppo dovuto chiudere le iscrizioni e lasciare a casa qualcuno, le adesioni erano troppe”, spiega Luigi Scaglioni di Fantarte. I due giorni di corso, passati a intrecciare all’aperto e anticipati da una lezione teorica in municipio a Bobbio, distanziati e con mascherina, hanno evidentemente lasciato il segno: “Neppure io me lo aspettavo, quando abbiamo proposto il corso con il patrocinio del Comune di Bobbio”, precisa Scaglioni. “Pure i giovani si sono interessati, e si sono già fatti avanti anche da Travo e Marsaglia per organizzare altri corsi in diversi Comuni”.

L’insegnante si chiama Daniele Lei: “Io spero nasca da questo piccolo corso un gruppo di intreccio vero e proprio, dove non si intreccino solo salici ma anche legami di amicizia”, sottolinea. Fuori di retorica, c’è da precisare che fare un cestino non è per niente semplice, soprattutto per le mani “dolci” di oggi, che non sono certo quelle dei contadini: “Serve forza, il salice tende a tornare dov’era, poi i nostri nonni usavano il salice sbucciato, noi invece quello fresco, ed è oleoso”, precisa Daniele, che si alternerà a un altro insegnante, Sandro Milan, pronto ad arrivare apposta da Venezia.

La mascotte del gruppo è diventato il piccolo Stefano Merli, 11 anni, studente della scuola primaria a Bobbio. Spiega la mamma, Barbara Davoli: “Da quando c’è stata la didattica a distanza, mio figlio è sempre attaccato a telefonino e computer, non si schioda, poi quando spegne quegli aggeggi è sempre nervoso. L’ho iscritto al corso per fargli passare un fine settimana diverso, ed ha funzionato. Stefano ha realizzato un cestino eccellente, è tornato a casa contento e ha capito che c’è ancora una vita fuori dagli schermi”.

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