Robertone riparte per la “sua” Uganda: “Dobbiamo finire la nuova cattedrale”

30 Agosto 2021

roberto gandolfi

“Se uno ha un po’ di tempo libero, sarebbe un egoista a non usarlo per chi ha bisogno. Per me è la cosa più normale del mondo”.
“Robertone” Gandolfi, 68 anni, quasi due metri di altezza e 49 di di scarpe, aiuta chi ha bisogno dal 1990, ossia da quando, al seguito di don Vittorio Pastori (fondatore di Africa Mission Cooperazione e Sviluppo), è partito per l’Uganda come missionario.
Tre mesi fa è tornato a Piacenza per ritrovare i familiari e i luoghi della sua infanzia a Tavasca, vicino a Gropparello, ma domani, martedì, ripartirà per Moroto.
“Non posso mica lasciare i lavori a metà – spiega – e poi voglio continuare ad aiutare”.
I lavori di cui parla sono quelli per la costruzione della nuova cattedrale di Moroto: un’impresa che lo vede collaborare fianco a fianco con il vescovo della cittadina, monsignor Damiano Guzzetti, per rispondere a un’esigenza importante. La nuova chiesa, intitolata alla Divina Misericordia, potrà ospitare infatti seimila persone: quasi il doppio rispetto alla vecchia, dove ormai buona parte dei fedeli non riesce più a entrare.

Partito il 12 novembre del 1990  (“In quel giorno Vittorione mi ha portato giù e non mi sono mai pentito”, ci tiene a dire) per sedici anni Robertone ha operato a Matany e poi alla diocesi di Kotido, salvo poi tornare a Moroto, da dove era partito a fare il missionario con don Vittorio.

“Se uno ha la salute non è una grande fatica lavorare – conclude – e se ha anche del tempo libero sarebbe egoista non usarlo per chi ha bisogno. È un dovere se uno è un po’ buono di cuore”.

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