“Donne e bimbi uccisi come bestie, la mia vita azzerata”. Parla un profugo afghano

23 Ottobre 2021

“Ho visto donne e bambini uccisi davanti a me, senza potermi ribellare. Ho dovuto dire addio a una vita costruita a piccoli passi, al lavoro, agli affetti e ai ricordi”. L’impotenza è la più terribile delle sensazioni provate da Karim, nome di fantasia di un giovane afgano scappato dalla furia talebana. Due mesi fa il ragazzo è stato accolto nella base militare di San Polo, nel Piacentino, per il periodo di quarantena dopo un volo militare d’emergenza da Kabul a Roma. E oggi ha accettato di raccontare la sua esperienza a Telelibertà e Libertà.

L’avanzata talebana in Afghanistan ha sconvolto anche l’Occidente. Ad agosto i fondamentalisti hanno riconquistato il paese dopo vent’anni, distruggendo ogni presidio di civiltà promosso da Usa e alleati. Cosa non si può dimenticare? “Le persone trattate come bestie. O forse peggio. Le donne e i bimbi uccisi di fronte ai miei occhi, senza riuscire a fare nulla. Queste immagini non spariranno mai”, risponde il ragazzo, che in Afghanistan gestiva un’attività di materiale edile e logistico all’interno di un’area militare a Herat. “Lavoravo con il contingente italiano. La mia ditta forniva alcune componenti per la costruzione di edifici, in collaborazione con le forze italiane”.

Karim ha capito che doveva scappare “nel momento in cui l’esercito italiano ha lasciato Herat. Non c’era più niente da fare. Ho abbandonato oltre venti container di merce nella mia ditta. I talebani li hanno visti, mi hanno rintracciato e mi hanno fatto sapere che avrebbero cercato di uccidermi, perché ero un imprenditore a contatto con le istituzioni occidentali. Mi sono spaventato, parecchio. È stato terrificante. Poco prima che Herat cadesse, quando ormai era circondata dai fondamentalisti, sono riuscito a evacuare a Kabul, la capitale afghana. Ho continuato a cambiare rifugio per non farmi individuare, mi sono addirittura chiuso in un hangar senza mangiare per una notte. È stato un militare italiano a condurmi in salvo nella zona protetta dell’aeroporto. Ma gli occidentali erano troppo pochi per accogliere e gestire tutte le persone disperate, in fuga”.

Restano indelebili le foto delle persone ammassate fuori dallo scalo di Kabul alla ricerca disperata di una via d’uscita per mettersi in salvo dalla furia talebana. “A fine agosto, ho visto morire davanti ai miei occhi centinaia di connazionali nell’attentato terroristico all’aeroporto. Non lo dimenticherò mai. C’erano donne e bimbi ammazzati, senza vita. È stato terribile. Questa tragedia ha impresso una cicatrice nella mia anima”.

L’Occidente ha fallito in Afghanistan? “Le truppe Usa e gli alleati si sono impegnati al massimo per rinnovare la nostra società. Ma purtroppo non è stato sufficiente”.

L’INTERVISTA A CURA DI THOMAS TRENCHI:

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