Studio della Cattolica rivela raro Dna dei mufloni dell’isola Giglio. “Preservarli”

03 Agosto 2022

Una sorta di involontaria capsula del tempo, che ha permesso di salvaguardare una unicità del genoma del muflone sardo. E’ stato l’inserimento di questi ungulati tirrenici nell’Isola del Giglio a partire dagli anni ‘50. Ora, a distanza di 70 anni, queste caratteristiche genetiche si sono perse nella isola madre, conservandosi invece nella piccola isola dell’arcipelago toscano.

Dove sono di nuovo a rischio, perché l’ente del Parco dell’Arcipelago toscano ha deciso la loro eradicazione, considerandoli una specie aliena. Ovvero non autoctona ma importata.

Succede però che uno studio condotto da un gruppo di genetisti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, della Commissione per la sopravvivenza delle specie dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn Ssc), dell’Università di Sassari e dell’Università di Siena, in collaborazione con il Cabinet Vétérinaire Les Deux Iles Santa Maria Siché, suggerisce che i mufloni del Giglio rappresentino una preziosa popolazione relitta ormai estinta altrove. E quindi da difendere e preservare perché, spiega il genetista Mario Barbato della Cattolica, “l’unicità dei mufloni del Giglio rappresenta un’importantissima risorsa genetica, oramai persa altrove, e meriterebbe un’alta priorità di conservazione”.
Lo studio è stato pubblicato dalla a rivista scientifica “Diversity”.

E’ nato anche un sito internet con una petizione online “per fermare il massacro e salvare gli ultimi mufloni dell’Isola del Giglio – spiega la pagina web – prima che vengano eliminati completamente dalla nostra isola”.

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