“Banchetto quasi sopra la pietra d’inciampo in via Venti, serve più rispetto”

19 Ottobre 2022

Da una parte il banchetto, dall’altra la pietra d’inciampo. A meno di una spanna di distanza. La targa in memoria di Enrico Richetti, ebreo goriziano deportato e ucciso, è stata inaugurata qualche giorno fa in uno spazio pubblico che viene spesso concesso agli stand di partiti politici, associazioni o attività private. Stamattina, nel giorno di mercato, alcuni passanti hanno segnalato il manifesto di una ditta privata – autorizzato dal Comune – praticamente sopra il simbolo dell’artista tedesco Gunter Demnig. “Abbiamo visto la pietra d’inciampo – dicono i responsabili del banchetto – non volevamo coprirla con la vela pubblicitaria”.

Il problema è stato anticipato lunedì scorso in consiglio comunale da Jonathan Papamarenghi (civica Barbieri-Liberi), che ora torna alla carica. “Evidentemente – dice l’esponente di minoranza – sono state parole al vento quelle che ho espresso nell’aula di palazzo Mercanti in merito alla necessità di tutelare e rispettare la prima pietra d’inciampo di Piacenza e, dunque, la zona circostante per una doverosa memoria collettiva. Visto il parere unanime di maggioranza e opposizione sul valore di questo simbolo – prosegue Papamarenghi – ci aspettavamo un minimo di attenzione in più da parte dell’amministrazione. Come stabilito nel mio mandato, la pozione scelta per la posa della targa in ottone doveva essere una ventina di metri in più verso piazza Cavalli, all’altezza della libreria Feltrinelli, cioè di fronte al negozio di macchine da scrivere dove lavorava Ricchetti, in quanto la nuova ubicazione decisa dalla giunta Tarasconi è sede di banchetti di vario genere”. L’ex assessore alla cultura chiede al Comune di “avere l’accuratezza di mantenere quantomeno una distanza minima da questo luogo di memoria nell’assegnazione degli spazi. I referenti dello stand, ovviamente, non hanno colpe”.

IL SERVIZIO DI THOMAS TRENCHI:

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