C’erano una volta i ghiacciai, ormai una specie in via d’estinzione

01 Settembre 2021

In breve:

  • Il ghiacciaio dell’Adamello perde ogni anno 14 milioni di metri cubi d’acqua
  • È una quantità paragonabile a 5.600 piscine olimpioniche
  • Anche gli altri ghiacciai non se la stanno passando granché bene

Legambiente ha lanciato l’allarme: l’Adamello, il ghiacciaio più esteso d’Italia, si sta ritirando a rapida velocità. L’associazione sta infatti proseguendo la propria tradizionale “Carovana dei ghiacciai”, iniziativa realizzata in collaborazione con il Comitato glaciologo italiano, per “monitorare la salute dei ghiacciai messa a serio rischio dagli effetti dei mutamenti climatici”.

La ritirata del ghiacciaio dell’Adamello

Stando alle stime di Legambiente ogni anno l’Adamello perde circa 14 milioni di metri cubi di acqua. Si parla ovviamente del ghiacciaio più esteso d’Italia, di importanza quindi simbolica oltre che materiale e geografica. Certo, la cifra di 14 milioni d metri cubi d’acqua di per sé potrebbe trarre in inganno: in relazione alle dimensioni del ghiacciaio è davvero una quantità rilevante oppure no? Senza dubbio sì, dato che per replicare la stessa quantità di acqua bisognerebbe riempire 5.600 piscine olimpioniche. Sì anche perché la riduzione dell’estensione del ghiacciaio finora registrata è notevole. Se nel 1957 la sua estensione era di circa 19 chilometri quadrati, nel 2015 si è scesi a 17,7 chilometri quadrati, una variazione negativa di quasi il 7% in mezzo secolo. Più confortanti le rilevazioni legate allo spessore del ghiacciaio che, per il momento, resiste. Nel 2016 sono stati misurati 270 metri a Pian della Neve, tuttavia sarebbe da mettere in conto una riduzione compresa tra i 10e i 12 metri dal 2016 ad oggi. “Si registra anche un marcato ritiro della sua fronte di oltre 2000 m negli ultimi 160 anni tanto da poter parlare, dati del Comitato Glaciologico (CGI) alla mano, di un progressivo ritiro, interrotto da blande pulsazioni positive, l’ultima durante i primi anni del 1980”, scrive Legambiente nella sua nota.

Il confronto con quella che viene definita la “piccola età glaciale” di inizio ‘800 l’Adamello avrebbe perso il 50% della superficie totale dei ghiacciai ospitati.

Non se la passa berne neanche il ghiacciaio della Vedretta

Sempre durante la “Carovana dei ghiacciai”, Legambiente ha visitato anche i ghiacciai della Val Martello, ovvero il Vedretta lunga, il Vedretta alta, Forcola e Cevedale. Anche qui le notizie non sono buone. Secondo l’associazione negli ultimi diciassette anni lo spessore del ghiacciaio della Vedretta lunga si sarebbe ridotto di circa 20 metri. Un ritmo di oltre un metro ogni anno, con una riduzione della fronte di 1,8 chilometri dal 1923 ad oggi (la fronte è la parte più bassa del ghiacciaio, la prima a sciogliersi quando la temperatura sale).

“Il Ghiacciaio della Vedretta Alta ha subito un brusco arretramento di circa 400metri della sua fronte attiva, così come quello della Forcola che continua ad arretrare di 20-30metri l’anno, mentre per quello del Cevedale il ritiro risulta superiore al km rispetto agli anni ‘40”, registra Legambiente.

Dal Cnr altri risultati poco incoraggianti

Cambiando la fonte dei dati, la storia non cambia. Stando ad uno studio dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), il numero e la dimensione dei ghiacciai alpini si sta progressivamente ritraendo. A partire dalla Piccola età glaciale di metà ‘800, riferimento per le statistiche, nel Piemonte centro-occidentale il numero dei ghiacciai sarebbe sceso da 96 ai 40 del 2006, con ulteriore riduzione nel decennio successivo. L’area glaciale totale è passata dai 48,5 chilometri quadrati stimati nel 1850 ai 19,8 chilometri quadrati del 1957 (-59%) e ai 10,1 chilometri nel 2006 (-79%).

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