Ozono e polveri sottili, come sta l’aria respirata dai piacentini

13 Ottobre 2021

In breve:

  • Nel 2021 la concentrazione di ozono ha avuto meno picchi rispetto al 2020, ma le medie sono sovrapponibili
  • A Piacenza comunque il doppio delle giornate oltre il limite consentito dalla normativa
  • Ora l’attenzione si sposta sulle polveri sottili che con le temperature rigide restano intrappolate nell’aria respirabile
  • I dati e le spiegazioni delle esperte di Arpae Piacenza Fiorella Achilli e Francesca Frigo

Quasi un mese dentro all’autunno, è il momento di tracciare un bilancio della qualità dell’aria piacentina alla fine dell’estate 2021. Una stagione chiave soprattutto per la concentrazione dell’ozono nell’aria che respiriamo, anche quest’anno oltre i limiti consentiti ma in compenso migliorata rispetto al 2020. Non c’è però solo l’ozono: con l’autunno e la discesa delle temperature tornano protagoniste le polveri sottili (PM10 e PM2.5) che, se presenti in quantità eccessive nell’aria, portano ai tradizionali provvedimenti antismog. Per comprendere meglio la situazione ci siamo rivolti alla dottoressa Fiorella Achilli, responsabile provinciale dell’unità specialistica di sistemi ambientali Aria-Cem di Arpae, e alla dottoressa Francesca Frigo, responsabile provinciale della rete di monitoraggio della qualità dell’aria di Arpae.

Nel 2021 i livelli di ozono sono (leggermente) rientrati

“Con settembre e la discesa delle temperature si conclude la stagione dell’ozono”, spiegano Achilli e Frigo. “I valori medi di concentrazione sono rimasti pressoché costanti rispetto all’anno scorso mentre sul fronte degli sforamenti delle soglie la situazione è leggermente migliorata, con una riduzione sia nel livello di guardia giornaliero, 120 microgrammi per metro cubo, che in quello della soglia di informazione oraria, 180 microgrammi per metro cubo”. Come testimoniano le esperte, quindi, i livelli di ozono si trovano sostanzialmente su livelli medi in linea con quelli registrati negli anni precedenti, con però una frequenza minore di “picchi” di concentrazione dell’ozono.

Passando ai crudi numeri, per il 2021 la stazione ospitata dal parco di Montecucco ha registrato una concentrazione di ozono sulle otto ore che in media si colloca sui 59 microgrammi per metro cubo: erano 60 nel 2020 e 61 nel 2019. Un miglioramento marginale in termini di media ma sensibile in termini di picchi.

Nel 2020 una primavera particolarmente calda

Nonostante l’eccezionale evento del lockdown generalizzato che, perlomeno intuitivamente, avrebbe dovuto ridurre l’emissione di ozono nella troposfera (la parte dell’atmosfera più vicina al suolo) è stata soprattutto la primavera ad aggravare i dati del 2020. “Nel 2020 Montecucco aveva cominciato presto, già da aprile, ad avere superamenti. È stata una stagione un po’ più calda già dalla primavera, seguita da una estate con un numero di giornate calde e soleggiate più numerose rispetto al 2021”, sottolineano Achilli e Frigo.

Con l’accelerata di primavera il 2020 ha così registrato un numero superiore di sforamenti del livello obiettivo di ozono. Una situazione che colloca il 2021 in una posizione migliore all’anno appena passato in termini relativi ma non assoluti. La legge infatti prevede un massimo di 25 sforamenti annui del valore obiettivo di ozono, ovvero un massimo di 25 giorni nei quali la media mobile su ore del livello di ozono non supera mai i 120 microgrammi al metro cubo. Le stazioni di rilevamento piacentine hanno tutte sforato questo limite: Montecucco 62 volte (75 nel 2020), Lugagnano 54 volte (70 nel 2020), Corte Brugnatella 30 volte (48 nel 2020) e Besenzone 43 (60 nel 2020).

Finita la stagione dell’ozono comincia quella delle polveri sottili

Con il mese di ottobre le temperature medie cominciano a scendere, traghettando Piacenza (ma non solo) verso l’inverno. Ovvero la stagione delle PM, le polveri sottili. “Alla fine di settembre la situazione media è allo stesso punto dell’anno scorso”, spiegano Achilli e Frigo. “Se guardiamo i superamenti siamo messi poco meglio. Tutto dipende da come andrà l’inverno ma al momento sembra proprio che supereremo facilmente il limite dettato dalla normativa”. Per quanto riguarda le PM10 il limite di riferimento è la media di 50 microgrammi per metro cubo di aria, che bisognerebbe superare per un massimo di 35 volte l’anno.

Cosa sono le polveri sottili?
Il particolato è l’inquinante atmosferico che provoca i maggiori danni alla salute umana in Europa. Il termine PM10 identifica le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 10 micromillimetri. Le particelle PM10 penetrano in profondità nei nostri polmoni. […] Alcune particelle vengono emesse direttamente nell’atmosfera, ma la maggior parte si forma come risultato di reazioni chimiche che coinvolgono gas precursori […] Gran parte delle particelle emesse direttamente derivano dalle attività umane, principalmente dalla combustione di combustibili fossili e biomasse
– Report mensile Arpae, settembre 2021

La buona notizia è che anche in questo caso, guardando alle rilevazioni di fine settembre, i dati in città sono migliori rispetto a quelli del 2020 e del 2019 (principalmente grazie al diverso clima invernale di inizio anno). La cattiva è che, come sottolineato dalle esperte di Arpae, il limite dei 35 superamenti sarà facilmente raggiunto dalle stazioni di Montecucco e Giordani-Farnese: quest’ultime hanno un margine rispettivamente di dieci e nove giornate oltre il limite da qui alla fine del 2021.

I periodi prolungati di freddo costante non permettono il ricambio dell’aria

“Se si instaura l’alta pressione e iniziamo ad avere periodi di 10 giorni con aria ferma, i superamenti andranno avanti”, spiegano Achilli e Frigo. La difficoltà negli ultimi anni è riuscire a tracciare un trend ben preciso, perché il clima ha perso quelle caratteristiche classiche su cui si poteva contare decenni fa. “Il problema sono i periodi prolungati di grande freddo. Negli ultimi anni siamo stati abituati a situazioni più variabili, con correnti che arrivano dal polo, dal sud, non abbiamo più la circolazione atlantica classica: si è un po’ rotto il meccanismo. Dipende da come andrà la stagione. Con periodi alterni di freddo e temperature meno rigide non avremo un forte accumulo e si andrà in un certo modo. Se invece si formeranno condizioni favorevoli poi l’accumulo sarà anche rapido e nel giro di tre o quattro giorni i livelli aumenteranno”. A questo si aggiunge la componente umana: “Dipende anche dal riscaldamento: se non fa molto freddo gli impianti vengono utilizzati meno, emettendo meno polveri sottili” .

Dal primo ottobre sono partiti i provvedimenti

Fino al 30 aprile 2022 sono in vigore i provvedimenti anti-smog. Arpae emette tre bollettini settimanali contenti eventuali misure emergenziali, sempre consultabili a questo link.

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