Miele, la carica dei trecento apicoltori piacentini

Di Giorgio Lambri 09 Febbraio 2021

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In alto a destra: Riccardo Redoglia ed Ernesto Torretta

Inglesi e americani, che si esprimono in una lingua meno evoluta ma più figurata della nostra, dicono “my honey” per intendere “my love”. Con romantica corrispondenza di significato tra miele e amore. Già questa considerazione dovrebbe dirci che parliamo di un alimento che è molto più di semplice e prezioso cibo. O meglio: è cibo per l’anima oltre che per la pancia.

Personalmente ne ero ghiotto fin dalla tenera età e ne consumo ancora oggi un notevole quantitativo. Anche qui, come per tanti altri generi alimentari di cui mi approvvigiono, con la gioia di scegliere prodotti piacentini. Il nostro territorio ha infatti una storica vocazione per la produzione di miele, testimoniata anche dal fatto che la ormai quarantenne Apap (Associazione Provinciale Apicoltori Piacentini) conta ben 300 soci sul territorio di cui un centinaio con partita Iva e quindi che commercializzano la loro produzione.

“Sono presenti circa 10mila alveari e produciamo ogni anno 2000 quintali di miele” spiega il presidente Riccardo Redoglia, milanese, che ha iniziato ad occuparsi di apicoltura nel 1986 e dopo 10 anni ha trasformato il suo passatempo preferito in attività professionale. Così, sfruttando le origini materne piacentine, si è trasferito in Valtrebbia (Travo) ed ha iniziato la sua “vita nuova”.

Tutte le storie di apicoltori hanno la passione come trait d’union perché è evidente che questo non è un mestiere con il quale si diventa milionari.

“La cosa che mi dà la più grande soddisfazione e aprire le arnie e osservare le api – conferma Ernesto Torretta, responsabile Apap della valorizzazione e commercializzazione del miele piacentino -. Vederle lavorare è uno spettacolo ogni volta, così organizzate, disciplinate, laboriose; l’ape è un animale per niente individualista, che agisce sempre e solo nell’interesse dell’alveare”.

Ma quali le peculiarità del miglior prodotto piacentino? “Prima di tutto il fatto di rispecchiare le caratteristiche di biodiversità del nostro territorio – risponde Torretta – noi facciamo il miele dalle zone golenali del Po fino alle montagne dello Zovallo e questo ovviamente è un valore aggiunto”.

Ma che miele si produce nel Piacentino? Il più apprezzato è sempre quello di acacia – spiegano gli esperti – anche perché è il più semplice, ma anche quello più adatto alla cucina, essendo meno “invasivo” e di minor “personalità” rispetto ad altri. Ma le varietà sono tante e variano in relazione alle zone: tarassaco, acacia, tiglio e castagno, millefiori, erba medica. “Il miele si divide in due categorie – spiegano ancora Redoglia e Torretta -: quello di nettare e quello di melata, la differenza principale sta nella materia prima che nel primo caso è tratta dai fiori, mentre nel secondo (molto più scuro) è una sostanza dolce e appiccicaticcia che viene prodotta da alcuni insetti e che le api trovano sulle foglie e sulla corteccia di alcuni alberi”.

Il miele piacentino oggi si trova soprattutto sui mercati (in piazza Cavalli ma anche in molti paesi), in piccoli negozi di gastronomia e prodotti dolciari e in qualche scaffale della grande distribuzione (ad esempio al Conad di San Rocco al Porto). “Nostro obiettivo – precisa Torretta – è allargare sempre di più la rete di vendita di questa eccellenza piacentina, facendo capire alla gente che anche in questo comparto il “chilometro zero” è garanzia di qualità ma anche di prezzo”.

L’Apap è impegnata da anni nella promozione della conoscenza del miele anche attraverso la sinergia con Coldiretti e la presenza di apicoltori nelle scuole con “Campagna Amica” per far vedere ai bambini delle scuole elementari come nasce questo prezioso alimento. “Tra l’altro – conclude il presidente – un numero sempre più consistente di nostri associati ha deciso di produrre miele certificato Bio ad ulteriore tutela del consumatore”.

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