Delitto del trolley, continuano le indagini. “Quadro indiziario grave”

15 Agosto 2014 06:55

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Quadro gravemente indiziario, pericolo di fuga all’estero, inquinamento delle indagini, ed elevata “professionalità” dimostrata nel delitto. Sono questi gli elementi che hanno portato alla convalida del fermo di Gianluca Civardi e Paolo Grassi, i due trentenni piacentini sospettati di aver assassinato, nel pomeriggio del 7 agosto, il professor Adriano Manesco nella sua casa di via Settembrini a Milano. Un quadro grave quello dipinto dagli inquirenti, non solo per gli abiti e le scarpe insanguinate trovate nel cassonetto della spazzatura di via Nasalli Rocca dove i due amici sono stati fermati dalla polizia, ma anche per una lunga serie di oggetti e attrezzi, che sono stati trovati in zainetti a bordo della loro auto, nei cassonetti dell’immondizia di via Nasalli Rocca, e nei cassonetti dell’immondizia di Lodi, dove è stato trovato anche il corpo sezionato del professore milanese. Nei bidoni sono stati trovati coltelli, seghe, mannaie, forbici, tenaglie, pinze.

“Ricordo di aver avuto molta paura e che ho sudato tantissimo quel giorno”. Sono parole di Gianluca Civardi, pronunciate di fronte alla polizia, subito dopo essere stato fermato in via Nasali Rocca con l’amico nella notte del 7 agosto. Civardi ha parlato di “frammenti di ricordi” come in un incubo. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ma hanno dichiarato di non aver ucciso il professore.

I presunti assassini avrebbero potuto cambiarsi gli abiti sporchi di sangue nella casa di uno di loro, che peraltro viveva solo e che pare avessero già raggiunto. Invece, inspiegabilmente hanno scelto di spogliarsi in strada e stati presi solo per una manciata di secondi dopo la telefonata al 113 di una residente che aveva notato movimenti strani.
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