Le serie tv ci portano in casa i grandi temi (e gli Emmy li premia)

Dopo lo strapotere pluriennale con “Game of Thrones” stravince ancora agli Emmy (anzi ai “PandEmmy”, come li ha definiti il presentatore Jimmy Kimmel) HBO che porta a casa 30 premi con 3 serie principali (“Succession”, “Watchmen” e “Euphoria”) contro i 21 di Netflix, di cui solo un paio veramente importanti, Julia Garner per il secondo anno come Miglior attrice non protagonista in una serie drama per “Ozark” (arrivata alla terza stagione, la quarta, che ancora non ha una data di uscita, dovrebbe essere l’ultima) e Maria Schrader per la regia della miniserie “Unorthodox”, la storia (ispirata a un libro autobiografico) della diciannovenne Etsy, che decide di scappare dalla sua comunità ultra ortodossa: l’occhio di Libertà sulle serie tv funziona perfettamente e con Eleonora Bagarotti abbiamo centrato tutte le segnalazioni (delle candidature avevamo parlato qui)

Ormai siamo abituati alle cerimonie vuote con gli ospiti collegati da casa e quindi l’unica vera novità per tutti è stata la vittoria in tutte le categorie comedy della stagione finale di “Shitt’s Creeek”, una serie canadese prodotta da CBC, che ha lasciato a mani vuote titoli più blasonati come “The Marvelous Mrs Maisel”, “The Kaminsky Method”, “The good place”: scritta e interpretata dall’attore e regista Eugene Levy e da suo figlio Dan, la serie, inedita in Italia, racconta la storia della famiglia Rose, che improvvisamente si ritrova in difficoltà economiche e deve trasferirsi nell’unica proprietà che è loro rimasta, a Shitt’s Creek.

Una vittoria record non solo come Miglior Serie Comica, ma con il poker (ed è un primato) di 4 premi vinti per tutto il cast principale, ovvero il premio per Miglior Attrice e Miglior Attore sia ai protagonisti che ai non protagonisti e altri premi nelle categorie minori per un totale di 9 vittorie su 15 nomination, e speriamo che dopo questo trionfo approdi anche in Italia, magari tramite una distribuzione Netflix.
Nella categoria Drama vince un’altra storia familiare, quella dei ricchissimi Roy di “Succession”, gente che raramente gravita a livello del suolo: qui tutta la narrazione ruota intorno ai momenti di ritrovo, malattie, feste, matrimoni, mentre intorno l’odio scorre a fiumi tra questi figli che odiano il padre e che ad ogni passo rischiano di diventare a loro volta quel padre che odiano. “Succession” porta a casa in tutto 7 Emmy, tra i quali quello per la Migliore Sceneggiatura e quello per Jeremy Strong come Miglior attore protagonista nei panni di Kendall, il personaggio più sfaccettato che nell’arco di due stagioni attraversa una vita intera: potenziale erede, traditore, drogato, assassino, figliol prodigo.


In un’edizione che ti ha tenuto a dire la sua sulla politica mondiale, lo showrunner britannico della serie (che è stata riconfermata per una terza stagione) Jesse Armstrong ha “non ringraziato” il Covid, Trump, Boris Johnson, tutti i governi nazionalisti che sono l’opposto di quello che ci servirebbe ora e tutti i magnati dei media che li sostengono.

Grande successo anche per “Watchmen” che nella categoria Miniserie vince 11 premi, tra i quali quello principale (ed è la prima volta per un prodotto tratto da una graphic novel) e quelli per Miglior attore (Yahya Abdul-Mateen II) e attrice: è indubbiamente un periodo d’oro per Regina King, che dopo aver vinto un Oscar nel 2019 (con “Se la strada potesse parlare” di Barry Jenkins) correrà ancora per gli Oscar ma come regista con “One night in Miami”, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Tratto da una pièce teatrale, secco e serrato, preciso come un colpo di fucile, il film è un dialogo immaginario tra quattro incredibili personaggi principali, Malcolm X, Cassius Clay, il cantante Sam Cooke e la star del football Jim Brownblack power che per una notte si ritrovano a parlare ii diritti dei neri e lotte per l’emancipazione.

L’attrice, che indossava una maglietta con il volto di Breonna Taylor, ha fatto un appello al voto: “Andate a votare. Sarei davvero superficiale a non ricordarlo, avendo partecipato a un lavoro così preveggente come “Watchmen”.

Sorpresa e felicità per Zendaya che ha vinto come protagonista nella categoria Drama per “Euphoria” (diventando così, a 24 anni, la più giovane attrice mai premiata nella storia degli Emmy) contro la favorita Jennifer Aniston. Nella stessa categoria “The Morning Show” di AppleTv ha comunque portato a casa una vittoria con Billy Cudrup per Miglior Attore non Protagonista per la sua strepitosa interpretazione di Cory Ellison.

Ultimi due premi importanti (ce ne sono molti altri nelle categorie minori e in quelle tecniche) per Mark Ruffalo come Miglior Attore in una miniserie per la doppia performance nella miniserie “Un volto, due destini” (disponibile su Sky anche on demand) e per Uzo Aduba, che con Mrs. America (che arriverà su TimVision) ha vinto il premio come Miglior attrice non protagonista in una miniserie.

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