Caos burocratico per guardie ittiche: associazioni ferme e tensioni con la Provincia

17 Agosto 2023 02:55

Guardie ittiche in tilt. La burocrazia, accompagnata da tensioni interne, mette in crisi l’attività di alcune associazioni che si occupano di tutela e salvaguardia della fauna acquatica, nonché del controllo sulle norme legate alla pesca nel Piacentino. Un servizio di volontariato, quello dei cosiddetti “guardapesca”, che viene regolato da un’apposita convenzione con la polizia provinciale: in base all’ultimo accordo siglato nel gennaio del 2023 le associazioni di vigilanza ittica autorizzate a operare nel nostro territorio (e ad elevare le sanzioni ai trasgressori) sono otto, ma solo tre – di fatto – risultano attive concretamente. Le altre realtà si scontrano con un appesantimento burocratico e organizzativo che ne compromette l’attività, in particolare Arci, Enal e Libera Caccia e Pesca. Va contato pure un gruppo di Lodi, registrato dalla Provincia di Piacenza, che però protegge solo l’area di confine fluviale in Lombardia. Così a livello locale, nella quotidianità di pattugliamenti e prevenzioni lungo i corsi d’acqua, le associazioni di guardie ittiche sono più o meno dimezzate rispetto alla convenzione in vigore.

Il cortocircuito è dovuto anche all’obbligo di iscriversi al Runts, il registro pubblico telematico del terzo settore previsto dalla riforma del comparto. Alcune realtà non sono riuscite ad adempiere al nuovo iter normativo. Secondo la polizia provinciale, che svolge un’attività di coordinamento, potrebbero comunque operare dal punto di vista giuridico, ma non avrebbero i requisiti sufficienti a ricevere eventuali rimborsi forfettari. Dal canto loro, invece, i responsabili dei gruppi di guardie ittiche ritengono che in assenza dell’iscrizione al Runts non sia possibile effettuare il servizio, rivendicando un supporto istituzionale da parte della Provincia per adeguarsi al registro pubblico. Funzione, quest’ultima, che non competerebbe all’ente di corso Garibaldi. Così, in concreto, tre o quattro associazioni – la metà delle otto autorizzate nella convenzione – si trovano ad oggi in una prolungata fase di stallo e di inattività rispetto ai controlli su fauna acquatica e pescatori in sinergia con la polizia provinciale.

Una situazione di caos burocratico che si somma alle difficoltà ormai croniche nell’arruolamento di nuovi volontari: oggi i “guardapesca” (con decreto di operatività rilasciato dalla Provincia) sono poco più di 55, in passato erano circa 90. La pandemia da Covid, qui come in altri settori, ha ridotto drasticamente la presenza di cittadini pronti a rimboccarsi le maniche. E trovare nuovi “guardapesca” è più che mai complicato.

IL SERVIZIO DI THOMAS TRENCHI:

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