Malati di shopping: quindici casi al Sert. Le “vittime” sono donne

16 Gennaio 2014

Shopping compulsivo (2)-800

Donne di mezza età che hanno svuotato il conto corrente famigliare, ragazze poco più che maggiorenni scoperte dai genitori a rubare centinaia di euro per sfoggiare un cappotto o una borsa firmata; sono alcune delle “malate” di shopping che hanno varcato la soglia del Sert (Servizio per le tossicodipendenze) di Cortemaggiore, dove il personale medico ha trattato una quindicina di casi, legati a questi nuovi fenomeni di dipendenza.

Le vittime sono per lo più donne; abbigliamento, accessori e arredi per la casa incarnano gli oggetti del desiderio, per cui si è disposti a pagare più di quanto si possiede, ma soprattutto, e con conseguenze ancora più devastanti per la stabilità famigliare, a indebitarsi. “Quando si rivolgono a noi il danno economico si è già manifestato in maniera concreta, a volte il problema dura anche da vent’anni, ma si tende a sottovalutarne le conseguenze o a chiudere un occhio – ha racconto ai microfoni di Telelibertà la psicologa Silvia Cabrini -; le pazienti sono persone fragili, con poca autostima, che desiderano affermarsi, anche socialmente, attraverso gli acquisti”.

Come individuare che la passione per i negozi sta sfociando in una vera e propria patologia? “Se la persona compra in continuazione per oltre sei mesi, è un primo segnale di dipendenza – ha proseguito la dr.ssa Cabrini -, anche se l’elemento più significativo è a perdita di controllo sui propri beni e la facilità con cui si chiedono prestiti e finanziamenti, fino a restarne sommersi”.

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