L’esperto: “Il declino del commercio di vicinato dura da anni, resiste solo il lusso”

11 Aprile 2021

Negozi di vicinato in via d’estinzione? La colpa non è solo del covid. Lo fa notare il sociologo e geografo dell’università di Milano Giuseppe Gambazza, autore di un volume dedicato a “Il commercio e la città media” che uscirà a breve per i tipi bolognesi di Patron: dentro, fra i percorsi di rigenerazione urbana delineati, un focus importante è sulla geografia commerciale del nostro territorio, esaminata con tanto di dati dagli anni Settanta a oggi. Dati che evidenziano come da quasi cinquant’anni a Piacenza si registri una generale decrescita dei negozi di prossimità, con l’eccezione di negozi di lusso, gioiellerie e botteghe di antiquariato.

“È un fenomeno che, fra alti e bassi, parte dagli anni Settanta: basti pensare che in un decennio le imprese commerciali aumentano dello 0,9 per cento, ma solo grazie alle imprese all’ingrosso, mentre ad esempio l’ambulantato registra la chiusura di 460 punti vendita. Le cause sono diverse: c’è una motivazione strutturale dovuta alla comparsa sul mercato della grande distribuzione. C’è una causa politica rappresentata dalle leggi promulgate per porre delle barriere all’ingresso di nuovi imprenditori, tutelando quelli già presenti, a cui segue una progressiva liberalizzazione. C’è una causa dettata dal cambiamento dei modelli di consumo. Di fatto però a farne le spese non è tanto il centro storico di Piacenza, ma i piccoli paesi e la montagna soprattutto”.

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