Piacenza

Ridotte in schiavitù con riti voodoo, un arresto anche a Piacenza

4 ottobre 2012

Tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile. Il tutto utilizzando anche riti voodoo e di magia nera.
E’ con queste pesantissime accuse che è stato arrestato un nigeriano residente a Piacenza, che secondo la squadra Mobile della questura di Frosinone apparteneva a una vera e propria organizzazione criminale transnazionale.
Otto le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla polizia nei confronti di quattro cittadini nigeriani ed altrettante connazionali, residenti e domiciliati in varie province italiane tra cui Caserta, Frosinone, Palermo, Parma, Piacenza e Viterbo. Il “piacentino” avrebbe avuto un ruolo rilevante nel reclutamento e nella “gestione” delle ragazze.
“L’organizzazione criminale – hanno spiegato gli inquirenti – si articolava secondo una precisa e rigorosa scala gerarchica, che ricordava le strutture della malavita organizzata come la mafia. Al vertice c’erano i “ Baba”, veri boss del gruppo, in subordine le “Maman”, veri e propri luogotenenti che gestivano le ragazze ridotte a schiave del sesso in Italia ed Europa e per finire i “Maman Boys”, ovvero la manovalanza, controllori e corrieri incaricati di accompagnare le ragazze fingendosi coniugi o parenti”.
Cinque delle vittime, tra cui una quindicenne, sono state individuate ed ascoltate dai poliziotti della Squadra Mobile di Frosinone: “Tutte hanno confermato di essere state costrette con la forza ed il suggello dei riti voodoo a raggiungere l’Italia dove avrebbero dovuto proseguire la loro attività di prostituzione sotto la tirannia dell’organizzazione. Un particolare nuovo rispetto ad altre operazioni: le donne veniva costrette ad esercitare in casa e non sulla strada. Ulteriore novità, nell’attività dell’organizzazione, è rappresentata dalla simulazione di rapporti coniugali escogitata per evitare il respingimento dell’istanza di riconoscimento dello status di rifugiato politico”.

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