Crollo del ponte sul Po, processo a ottobre. La difesa solleva alcune eccezioni

14 Giugno 2013

Dopo due rinvii per mancate notifiche ad uno degli avvocati degli imputati, si è tenuta oggi al tribunale di Lodi la prima udienza del dibattimento relativo al crollo del ponte sul Po del 30 aprile 2009. Al termine delle indagini, il gip lodigiano aveva rinviato a giudizio cinque dirigenti di Anas con le accuse di concorso in crollo e disastro colposo. Il comune di Piacenza e di San Rocco al Porto si erano costituiti parti civili, così come un piacentino ferito nell’incidente e una società che fu costretta a chiudere un negozio per il calo d’affari dovuto, secondo i titolari, al crollo del ponte. E’ proprio sulle costituzioni di parti civili che gli avvocati difensori hanno sollevato alcune eccezioni.

Per quel che riguarda il ferito, si tratta di una contestazione formale, mentre per la società che lamenta di aver abbassare la serranda a causa del crollo, gli avvocati difensori hanno sostenuto che la chiusura, avvenuta ad un mese e mezzo dal disastro, non possa essere legata al fatto. La società ha però ribadito di aver perso tutti i clienti solo dopo la mancanza del collegamento tra le due sponde del fiume.

Al Comune di Piacenza gli avvocati obiettano la costituzione relativa alle lesioni personali del ferito, proprio perché in quanto “personali” non riguardano la collettività piacentina e dunque il Comune. L’avvocato Elena Vezzulli che rappresenta legalmente palazzo Mercanti, non si è opposta. Il giudice si è riservato di decidere e lo farà nella prossima udienza fissata per il 3 luglio quando comunicherà anche l’ammissione dei testi.

Il processo entrerà nel vivo a ottobre con il dibattimento.

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